GLI UNICI CONDANNATI PER LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Quando qualche mese fa consigliai alla Redazione di GiglioNews di creare la rubrica Fatti e Misfatti mi ero ripromesso di scrivere la storia di un cartoncino rosa che avevo ritrovato tra i miei documenti. In seguito la Sig.ra Lorena Tringali scrisse su quell’argomento ed accantonai la cosa. Giorni fa invece un nostro conterraneo, Doriano Mauro è ritornato su quei fatti ed allora mi sono deciso a scrivere i ricordi di quegli avvenimenti.

La comunicazione giudiziaria (allora si chiamava così) mi fu consegnata all’Istituto Salesiani di Livorno il 27 Gennaio 1977 dove studiavo e mi invitava a nominare un difensore di fiducia perché “pende presso questo Ufficio (Procura della Repubblica di Grosseto) procedimento penale nel quale Ella è indiziato del reato di cui all’art. 1 commi 2° e 3° D.L. 22.01.1948 n. 66 (blocco del porto) commesso il 28 e 29 Agosto 1976 in Isola del Giglio”.

Tutto iniziò il 27 Agosto 1976 quando la Corte d’Appello di Catanzaro decise la scarcerazione per decorrenza dei termini di Giovanni Ventura e Franco Freda, imputati per la Strage di Piazza Fontana, e dispose che gli stessi venissero assegnati al soggiorno obbligato nell’Isola del Giglio. Subito ci fu una spontanea mobilitazione di tutta l’Isola, turisti compresi e prese corpo l’idea di un’azione di protesta simbolica stendendo un cavo di ormeggio (arancione) da molo a molo per ritardare quanto possibile l’arrivo dei due confinati sull’Isola sperando in un cambiamento di quanto deciso a Catanzaro.

Per la verità pochissimi sanno che questa forma di protesta prese lo spunto da quanto successe circa un mese prima quando l’allora proprietari del Residence LE CANNELLE chiusero con un cancello elettrico di fatto l’accesso alla spiaggia, da sempre la preferita e la più frequentata dai Gigliesi. Di rimando, spontaneamente, gli isolani misero e piantonarono, per qualche giorno, dei massi di pietra nei pressi del Cimitero lungo la strada verso il Residence lasciando libero solo il passaggio pedonale. Il risultato fu l’apertura del cancello e l’accesso libero alla spiaggia.

E, come dicevo prima, da ciò prese corpo l’idea del cavo. Nei giorni 28 e 29 Agosto del 1976 l’ingresso al Porto delle navi Giglio Espresso e Rio Marina fu ritardato; lungo il cavo si riversarono diverse imbarcazioni, anche di turisti, e centinaia di persone stazionavano sui moli. Ci furono diversi episodi quasi goliardici, uno su tutti quando un notissimo bagnino dell’epoca (non faccio nomi per la privacy) arrivò con la sua barca con una spalliera di un letto sulle spalle e con su scritto “non vogliamo criminali tra i …..” ed aveva scritto la parola piedi con le orme dei piedi stessi verniciate.

Tale protesta ebbe una risonanza nazionale, con titoli in prima pagina su tutti i giornali e le tv/radio nazionali, con i migliori inviati delle varie testate sull’Isola. La protesta poi finì quando fu chiaro che non avrebbe avuto alcun successo ma fece capire all’Italia cosa ne pensavano gli abitanti del posto. Freda e Ventura sbarcarono poi sull’Isola dopo qualche giorno e con loro circa 80 carabinieri con automezzi e vedette. Il Freda soggiornava in una splendida villa a picco sulla baia delle Cannelle mentre il Ventura dimorava in un Residence a mezza costa a Giglio Campese, sempre con una splendida vista sulle Isole dell’Arcipelago.

Per ospitare invece le Forze dell’Ordine si requisirono vari alberghi ( che mi ricordo io il Saraceno ed il Monticello sicuramente). Ventura si vedeva spesso a giro con la sua 500 blu e la compagna, seguito dalla Campagnola dei Carabinieri. Molto meno Freda. Trascorsero forse la più bella vacanza della loro vita in una delle più belle isole del Mediterraneo. Appena partiti (circa metà Gennaio 1977) arrivarono 33 comunicazioni giudiziarie tutte a Gigliesi tranne una per un orbetellano; la particolarità di queste comunicazioni era che in origine portavano la data del 17 Settembre 2006 (con ancora Freda e Ventura sull’Isola) corretta poi in 20 Gennaio 1977 quando appunto avevano già lasciato il Giglio.

Nella fase istruttoria fu completamente scagionato il cittadino di Orbetello in quanto dimostrò di non essersi mai recato appunto al Giglio in quei giorni. I restanti 32 Gigliesi furono tutti rinviati a giudizio. Il processo di 1° grado si svolse a Grosseto nel giorno 8 Marzo 1978 e fuori la porta dell’aula era affisso l’ordine del giorno: Stato Italiano contro Giovanni Andolfi (mi ha autorizzato a fare il suo nome ) + 30.

In quei 31 era raccolta la più varia umanità dell’Isola e per statistica Vi posso dire che erano compresi: 2 coppie di fratelli, 2 coppie sposate (moglie e marito), 2 padre e figlio, 1 zio con 2 nipoti; il più giovane era il sottoscritto (18 anni e 5 mesi) il più vecchio un marittimo pensionato di anni 79. Il giorno del processo si partì come per andare in trasferta a vedere una partita di calcio e cioè i calciatori (gli imputati), i familiari, i tifosi (tutti gli amici ed altri isolani). Il compianto Giuseppe Rum mise a disposizione la motonave Gabbiano che ci portò a Talamone e da lì si prosegui in pullman (almeno così mi ricordo) alla volta di Grosseto. Vari principi del Foro di Grosseto, Firenze e Milano ci difendevano (tra cui il Senatore Giorgi e l’onorevole Lelio Lagorio, personaggio di spicco nel panorama politico italiano). Per inciso l’allora Primo Ministro era Giulio Andreotti con Ministro dell’Interno Francesco Cossiga.

Morale della favola, tra imputati che non sentivano data l’età, tifosi che schiamazzavano, qualcuno che nell’intervallo si mise sui banchi della Corte, fummo tutti condannati alla pena di 30 giorni di reclusione derubricando il reato da “blocco navale” nel più leggero “interruzione di pubblico servizio”. Curioso è quanto si legge nelle sentenza “fu nel corso di queste operazioni che il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri ed il Delegato di Spiaggia individuarono tra i numerosi manifestanti che erano saliti sulle barche stazionanti all’imboccatura del Porto trentuno persone a loro ben note (che sono appunto gli odierni imputati) delle quali registrarono immediatamente i nomi – molte altre persone che erano sulle imbarcazioni non essendo conosciute dai verbalizzanti restarono non identificate” …

L’appello si svolse a Firenze il 20 Novembre 1978 ed il ricordo che ho vivo di quella giornata è la velocità con cui si concluse il tutto. Credo nemmeno 2 ore; alla fine 20 condannati, 10 assolti ed 1 una posizione stralciata in quanto ammalato (di cui non ho più saputo poi l’esito). L’incredibile è che per i colpevoli fu di nuovo applicato il reato di blocco navale (massimo della pena 10 anni) infliggendo 5 mesi e 10 giorni di carcere con la condizionale. Ma il grottesco fu che, oltre a vedersi aumentata la pena, il reato di blocco navale non rientrava nell’amnistia concessa dal Presidente Pertini appena eletto e la condizionale fu scontata da tutti i “condannati”, gli unici ad oggi ad aver pagato per la Strage di Piazza Fontana. Tutti gli altri sono stati assolti. In Cassazione il ricorso fu rigettato per vizio di forma.

P.S.: Ad onor del vero uno dei pochi lati positivi della vicenda fu che un carabiniere della scorta di Freda e Ventura si sposò in seguito con una isolana, ha messo su una splendida famiglia, vive e lavora con i suoi figli all’Isola del Giglio, benvoluto ed amato da tutti.

Gabriello Galli

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