L’attesa dell’addio. Gli strani giorni del Giglio

L’attesa dell’addio. Gli strani giorni del Giglio

nebbia marina isola del giglio concordia giglionews michele taddeiAl Giglio si stanno vivendo strani giorni. Strane queste ore in attesa che tutto finisca, nella speranza che torni com’era in principio. I trenta mesi da quella notte saranno, infatti, per sempre spartiacque indelebile nella coscienza di questa isola e del suo popolo, ma anche nella memoria dei tanti appassionati di questo scoglio a due passi dall’Argentario. Qui, c’è da starne certi, in futuro si parlerà sempre di un prima e di un dopo. E naturalmente, per chi lo ha vissuto, di un durante: 900 giorni di convivenza con quell’essere inanimato, relitto, tomba, sepolcro di sogni infranti, non possono cancellarsi tanto facilmente.

Il colosso di acciaio e vetri col tempo è divenuto familiare a tutti, o quasi. Chissà in quanti ogni sera sono andati ad affacciarsi nel punto a loro più comodo per vederlo, prima di rincasare. Quasi un saluto, un omaggio. Come un tempo si faceva con una persona cara, una di famiglia, una visitina o una telefonata distratta per sapere se tutto va bene o augurare semplicemente la buonanotte.

Ecco, i gigliesi in questo tempo di convivenza con il Mostro sono stati anche questo. Prima se lo sono visto piombare addosso a violentare le coste e la loro tranquillità; si sono rimboccati le maniche per salvare i malcapitati che ne fuggivano, poi l’hanno maledetto che se lo prendesse il mare causa di tutte le loro sventure e, infine, hanno finito per accettarlo e magari affezionarsi. Senz’altro per molto tempo se ne percepirà il vuoto, qui. «È giunto il tempo che se ne vada», dice una ragazza del Porto intervistata da una delle tante troupe giunte in queste settimane. È giunto il tempo, e pare che citi i versi dell’Ecclesiaste che recitano così: «Per tutto è sotto il cielo una stagione, per ogni evento un’ora». Ecco, l’ora della Nave è ormai giunta ed è tempo che riprenda il cammino per il suo ultimo viaggio.

Intanto, è ancora là, ogni giorno un po’ più sollevata, fiera, grandiosa. Si sta gradualmente alzando e a dircelo sono le televisioni e i giornali. Pare vi siano oltre trecento giornalisti provenienti da ogni angolo del mondo, e non fanno che annunciare i progressi di questo corpo immobile che immobile ormai non lo è più, perché da qualche giorno è tornato a galleggiare. Ma l’attesa, come tutte le attese, si fa lunga ed estenuante, soprattutto per chi non è abituato ad aspettare. La rimozione, che in gergo hanno chiamatorefloating, è iniziata di lunedì, come di lunedì era iniziata la rotazione (meglio detta parbuckling). Ma in quel caso tutto si concluse in poco più di 24 ore, qui è una settimana che si susseguono le cronache di una delle operazioni più seguite in diretta televisiva.

E ogni giorno nasce strano, in questa strana estate 2014 che alterna giornate di caldo afoso ad altre di tempo quasi autunnale, con venti e mari che fanno saltare ogni statistica metereologica. Avrebbero dovuto essere giornate di bonaccia e ieri, invece, un vento di scirocco ha stranamente portato nuvole gonfie di condensa sopra la Nave . Qui al Giglio è un fenomeno conosciuto, lo chiamano “Nebbia marina”, capita, dicono, in certe giornate di aprile o maggio, quando il tempo cambia. Mai lo ricordano in questo periodo dell’anno. Di solito, in piena estate lo Scirocco posa le sue nuvole dentro il Castello, facendole entrare quasi casa casa, creando un’aria umida che svanisce non appena si comincia a scendere al Porto o al Campese. Invece, in questo caso le nuvole sono scese direttamente sul Porto a stendere un morbido soffitto sopra la Balena. Le fotografo da Sotto i Cannoni, al Castello, una delle panoramiche più belle da cui si può dominare nelle giornate pulite la costa da Civitavecchia fino alla punta di Piombino. L’immagine che posto su Istagram pare irreale, in primo piano la punta della Gabbianara, mille molte fotografata, e la Nave che dritta sta, subito sopra una cumulo di nuvole di una bianchezza consistente come panna che la sovrastano. Più sopra ancora la punta dell’Argentario che svetta. Insomma, sembra che anche le nuvole abbiano deciso di scendere dal cielo e venire a salutare la sua partenza. Lei, che ha perso il suo biancore di purezza e perfezione ed è diventata in questi due anni più terrena, è lì oscurata della luce del sole e aspetta paziente e galleggiante che l’operazione sia conclusa.

Sempre meno pazienti sono, invece, i giornalisti che ne seguono le vicende. Abituati alle notizie in diretta non sanno raccontare una operazione così lunga, lenta e poco ricca (per fortuna) di colpi di scena. Se ne stanno al Porto, qualcuno comincia ad avventurarsi alla scoperta dell’isola, alcuni si domandano il senso di questo accanirsi della cronaca. Perché a distanza di così tanto tempo ancora raccontiamo una vicenda di cui abbiamo già raccontato tutto? Perché ogni giorno ci interroghiamo se è salita di 20 cm o di un metro quando nel mondo succede quel che succede? Già nel mondo. Questo è tempo che porta venti di guerra, dal Medio Oriente dove si è ripreso un combattimento mai sopito in Israele, alla Ucraina dove in settimana è stato abbattuto un aereo con 300 vittime, senza parlare delmare nostrum che ogni giorno diventa tomba per migliaia di migranti in fuga. Un tempo grande madre di civiltà e cultura oggi è diventato un mare assassino. Anche quelle sono storie di naufragi e di barche e esistenze alla deriva, ma i giornali si limitano a fare la conta dei morti e dispersi, senza alcuna narrazione. Del resto, ci sono naufragi e naufragi. E questo del Giglio finisce ancora per oscurare gli altri.

Non sta a me ipotizzare il motivo di tanta morbosa attenzione, posso però constatare che in questi strani giorni di luglio l’Isola si è riempita di forze dell’ordine, divise, mezzi di terra, di mare e di cielo che occupano questo piccolo spazio emerso. Il motivo? È oscuro ai più; però appena si accendono i riflettori delle telecamere viene un sospetto, a contare le uniformi che fanno a gara nel farsi riprendere. La loro presenza sul Giglio non sarà forse utile alle operazioni ma senz’altro alla loro promozione. Chissà, forse la casalinga di Voghera si sente più sicura nel vedere due carabinieri in motocicletta o due fregate della Marina o della Capitaneria? Intanto, nel nostro mare a sud i barconi continuano ad andare a fondo. E sulle operazioni per i loro salvataggi ci sono polemiche per sospendere le operazioni umanitarie. Strani giorni al Giglio ma anche di là, in Continente, non è che siano proprio normali.

Ah, s’io fosse fuoco

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