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Cade elicottero CFS a Montecristo: salvi i 3 forestali

Cade elicottero CFS a Montecristo: salvi i 3 forestali

Un elicottero AB 412 (Eagle 22) del Corpo forestale dello Stato, partito ieri mattina verso le ore 9.00 dall’Aeroporto di Roma Urbe, è precipitato sull’isola di Montecristo, su un costone roccioso a circa venti metri dal mare, in prossimità di Cala del Prete. Due forestali, tra cui il pilota, sono rimasti illesi, un membro si è invece ferito dopo essere rimasto intrappolato tra le lamiere. Il Forestale è stato quindi elitrasportato con un elicottero Pegaso del 118 presso l’ospedale di Siena. Il mezzo era partito alla volta dell’isola per portare attrezzature utili al monitoraggio ambientale, in particolare telecamere per la video sorveglianza dell’isola.

elicottero cfs forestale montecristo isola del giglio giglionewsL’elicottero è caduto nella parte più impervia del territorio distante dal posto fisso Forestale. L’incidente è avvenuto, con molta probabilità, a causa di un avaria del mezzo, i piloti hanno tentato un atterraggio d’emergenza, limitando così ulteriori danni o un ammaraggio. Il velivolo, precipitando, si è capovolto e spezzato in due. La caduta del mezzo è stata franata da un masso del versante.

L’Ispettorato Generale della Forestale ha disposto, l’immediato invio sul luogo dell’incidente di un altro elicottero in ausilio alle operazioni di soccorso, a causa dell’estrema difficoltà degli aiuti, poiché il territorio è privo di strade e vie di comunicazione.

L’isola è una Riserva Naturale Statale Integrale e fa parte del Parco dell’Arcipelago Toscano, è una Riserva Biogenetica di circa 1.039 ettari ed è custodita ed amministrata dal Corpo forestale dello Stato.

presidente parco nazionale arcipelago toscano sammuri isola del giglio giglionewsIl presidente del Parco Giampiero Sammuri ha appreso subito  della notizia dell’incidente accaduto all’Elicottero del Corpo Forestale dello Stato un AB 412 che si trovava a Montecristo per trasportare del materiale alla Fortezza dell’Isola per l’impianto di videosorveglianza commissionato dal Parco.

“Poteva essere una tragedia – ha detto Sammuri – se il comandante della base elicotteri Cfs di Cecina, commissario capo Simone Bottai, non avesse con grande perizia effettuato una manovra di emergenza di grande difficoltà che ha salvato la vita all’equipaggio.”

Il Parco e lo stesso Sammuri hanno più volte usato questo elicottero in virtù della convenzione in atto con il CFS per le azioni di monitoraggio ambientale e antibracconaggio dal 2014 ad oggi potendo constatare direttamente la grande professionalità del personale confermata da questa vicenda.

 

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    Davvero bravo il pilota dell’elicottero precipitato, meglio atterrato in emergenza, all’isola di Monte Cristo.
    Mi permetto questo “apprezzamento” e questa precisazione in base ad una certa esperienza che ho acquisito, durante il servizio militare in Aeronautica, volando spesso con il “mitico” Maresciallo Bruno Bargioni di Firenze, soprannominato, non ricordo il perché, “Battellaccio” (già pilota, durante l’ultima guerra, nonché primo soccorritore di Fiorentini e Grossetani, in occasione dell’alluvione che, negli “anni sessanta”, contestualmente colpì, gravemente, sia la capitale regionale che quella provinciale.
    Mi spiego. Probabilmente la particolare manovra che, come è stato rivelato, ha effettuato il pilota Simone Bottai, è la cosiddetta “Inversione della rotazione delle pale portanti dell’elicottero”, che si può effettuare allorché il motore si ferma o non è più in grado di sostenere e trascinare l’aeromobile”. In questi casi, come m’ è parso di capire e sperimentare, passivamente , cioè in veste di passeggero, con il grande Bargioni che, tra l’altro, era colui che prendeva in carico e ritirava, per conto dello Stato Maggiore, dalle società costruttrici, gli elicotteri acquisiti dall’Aeronautica, il pilota deve eseguire, con la massima prontezza e lucidità, una manovra straordinaria, che, pur con il motore spento, consenta di far, comunque, “roteare” le pale, induttivamente, sfruttando la spinta, che, dal basso in alto, in fase di discesa repentina, la massa d’aria attraversata, esercita, appunto, sulla superficie delle pale. Va da sé che per la riuscita di questa manovra piuttosto complicata, che, se pure dà la possibilità di scendere e di postarsi anche in orizzontale, per scegliere dove meglio atterrare, sono necessari perizia e sangue freddo non comuni, cui è d’obbligo aggiungere una certa dose di rischio, in quanto l’impatto al suolo è tutt’altro che “morbido”, è necessario non trovarsi, per così dire, a “bassa quota”, a motivo del fatto che, a bassa quota, non c’è tempo per porre, utilmente, in atto la procedura d’emergenza.
    Naturalmente le miei diverse esperienze, come passeggero, con il Maresciallo Bargioni, tutte frutto di voli d’addestramento e di simulazione, sono frutto di eventi appositamente procurati per esperimentare tempi di reazione e tecniche operative, in condizioni di funzionamento ottimale dell’elicottero, con il motore cioè che, una volta spento, può essere prontamente riacceso se la manovra d’emergenza “abortisce.

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