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“Non estirpate il Fico degli Ottentotti”

“Non estirpate il Fico degli Ottentotti”

Ho letto un post in cui il parco, in riferimento ad una normativa regionale, che farebbe riferimento a un’altra normativa della UE sulle piante invasive e infestanti, avrebbe intenzione di estirpare il Carpobrotus edulis (Fico degli Ottentotti), quello spettacolo di fioritura che da anni guardiamo sul Lazzaretto.

Questa pianta arriva in Europa dal Sudafrica intorno al XV secolo, portata dagli olandesi, ecco perché chiamata anche ottentotto, relativo al suono gutturale della lingua olandese. Adesso è considerata invasiva e infestante non solo nell’Arcipelago Toscano ma in tutto il Mediterraneo. Forse prima di estirparla si potrebbe cercare di contenerla, attraverso un monitoraggio ed un lavoro da parte di personale adeguatamente preparato.

Perché tutto questo? Sembrerebbe, dico sembrerebbe, che siano stati stanziati un milione e duecentomila euro dall’Ente Parco. Al Giglio il parco in terra è chiaramente non sfruttato a fini sia turistici che altro, è solo una fonte di guadagno derivato da multe e altro. Una sentieristica disastrosa, proliferazione senza controllo di arbusti, mal tenuto, greppe ormai decadenti, insomma non certo una bella cartolina di presentazione.

Un parco non deve essere solo una forma di proibizionismo e di castigo, dovrebbe essere un’attrattiva uno stimolo per valorizzare il territorio. Se fosse vero, questo stanziamento di fondi si potrebbe impiegare nella formazione di 5/6 persone per il ripristino delle terrazze, la pulizia dei sentieri, il controllo della vegetazione. Formare guide per valorizzare la flora e portarla a conoscenza di scuole e amanti della natura.

Oggi con il continuo richiamo all’ambiente, al suo stato, al mantenimento e alla cura dello stesso, un parco dovrebbe essere a disposizione di chiunque lo voglia visitare. Il recupero dei capannelli all’interno del parco, la valorizzazione della flora e della fauna, la possibilità di nuove esperienze con progetti compatibili col nostro territorio, questo dovrebbe incentivare l’ente.

Più di 40 anni fa, in Sardegna, il Corpo Forestale dello Stato assumeva, per periodi di 6 mesi, persone che vigilavano e lavoravano all’interno del parco, crearono posti di lavoro per due gruppi che si alternavano ogni sei mesi. Ne parlo perché due miei cugini rientrarono proprio in questo progetto.

Credo che prima di estirpare il  Carpobrotus edulis, sarebbe più auspicabile impiantare nuove specie, del tipo ragazzi, uomini che cercano un lavoro sperando di rimanere sull’isola. Una piccola riflessione su una grande opportunità, se realmente ci sono questi fondi usiamoli a favore dell’isola e degli isolani.

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Un commento

  1. Quante specie non autoctone ci sono al Giglio?
    Palme, Pini, Oleandri, Eucalipto, molte varietà di pesci apparsi da pochi anni. La distesa meravigliosa di Ottentotti al Fenaio in primavera è una meraviglia. Non mi sembra che il Fenaio sia nel parco. Il Parco in compenso come già descritto fa pietà muretti caduti rifiuti ovunque lasciati in genere dai turisti i tavolini in legno per i picnic mezzi distrutti o pericolanti. Quest’anno i sentieri del Giglio sono stati puliti con grande ritardo ed ora sono di nuovo in molti punti pieni di erbacce.
    Il meraviglioso bosco di lecci vicino al Castello in pieno degrado con molti alberi pericolanti. Alcuni sentieri bellissimi aperti alcuni anni fa si sono di nuovo richiusi perché nessuno li ha manutenuti. Io cammino molto sia in primavera che in autunno ed ho purtroppo constatato il degrado degli ultimi anni.
    Cincordo in tutto con l’autrice di questo post. L’isola è una vera meraviglia della natura.

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