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Aldo ed Ebe in una foto scattata da Tiziano Mariuz in piazza della Rocca nell'agosto del 2014

Ancora un ricordo di Aldo Aldi

ANCORA UN RICORDO DI ALDO ALDI

I primi anni conoscevo Aldo solo come uno dei tanti Gigliesi che abitano fuori dal Giglio e vi tornano per le vacanza estive. Era appassionato di pesca subacquea in apnea, nonostante soffrisse di asma. Una volta, in casa del padre, il maestro di musica Aldi Francesco (Cecchino), parlando con Aldo della sua malattia, gli dissi che (per pura combinazione) avevo letto proprio il giorno prima un articolo sul Corriere Medico che parlava di una nuova cura per l’asma, che sembrava fare proprio al caso suo. Questa nuova terapia veniva praticata in un centro del nord Italia che mi pare si chiamasse “Medical Centre of Velasca”. Aldo mi disse (altra felice combinazione) che era proprio dove abitava lui in Lombardia. Così al suo ritorno si sottopose a quella cura e guarì. Continuò però sempre a portare con sé lo spray per l’asma, di cui praticamente non ebbe quasi mai più bisogno. Cecchino, il padre, cui non mancava il senso dell’umorismo, continuò a lungo a prenderlo benevolmente in giro dicendogli che aveva avuto la soluzione dei suoi problemi di salute davanti a casa e non se ne era mai accorto!

Ma Aldo non era né un distratto né uno sprovveduto. Partito dal Giglio per andare a lavorare al nord con la quinta elementare (all’epoca l’isola non offriva la possibilità di nessun altro titolo di studio, neppure per le persone più volenterose). Al suo arrivo nella fabbrica dove andò a lavorare, gli misero in mano un secchio e un cencio e gli dissero di lavare i vetri. Senza sentirsi umiliato, si mise al lavoro e cercò di svolgerlo nel migliore dei modi, come avrebbe poi fatto in tutte le occasioni della sua vita. Tanti anni dopo, al momento di andare in pensione, le maestranze di quella ditta lo vollero  come consulente esterno ancora per sei mesi, perché insegnasse ai giovani ingegneri, ovviamente laureati, come si faceva il nylon. Fin dall’inizio aveva ricominciato a studiare e a imparare, faticosamente, nei corsi di aggiornamento aziendali, e divenne presto capo servizio. Altri Gigliesi, che come lui erano emigrati al nord, continuarono a lungo a raccontare aneddoti che lo riguardavano. Una volta, per esempio, venne nei reparti della fabbrica una commissione per il controllo della viscosità del nylon. Fu chiamato il capo servizio (Aldo) che prese uno spaghetto di nylon, lo saggiò mettendolo fra i denti e ne disse il valore numerico. Infatti, oltre alla teoria, Aldo conservava intatto il senso pratico della concretezza isolana. I membri della commissione, scandalizzati, gli intimarono di prendere l’apposito apparecchio per la misurazione, che rilevò un risultato identico a quello che aveva detto Aldo, e rimasero tutti basiti.

Venne alla fine in pensione e tornò al Giglio. Ci sarebbero state di lì a poco le elezioni amministrative e Don Andrea lo convinse a mettere la sua preparazione e le sue capacità a disposizione del paese natio. Sollecitato nel senso del dovere, Aldo accettò e divenne vice-sindaco, ruolo che svolse con impegno totale, magnificato dalla giovialità del suo carattere. Anche in questa nuova attività, gli aneddoti sono infiniti. Quando arrivava la nave cisterna della Marina Militare che forniva l’isola di acqua, lui era solito presentarsi di poppa alla nave con due bottiglie del suo vino per offrirle al comandante, dicendogli che non poteva rifiutarle perché erano un modesto riconoscimento di soli due litri a chi gli portava tremila tonnellate di acqua! Poi faceva da cicerone al comandante accompagnandolo in giro per l’isola facendolo inorgoglire, perché diceva a tutti quelli che incontrava che era solo grazie all’attività della Marina se la mattina si erano potuti lavare i denti!

Fin dall’inizio del mandato amministrativo, la Marina Militare aveva avvisato che dopo circa tre anni sarebbe cessato il servizio di approvvigionamento idrico alle isole minori tramite navi cisterna: e così fu. Quel giorno, nella stanza della Giunta Municipale squillò il telefono. Era dal Ministero e cercavano il vice-sindaco. Risposi io, dissi che ero il sindaco: no, volevano il vice-sindaco. Rimasi incuriosito e, quando Aldo rispose, misi il viva voce. Dall’altra parte un funzionario diceva che avevano sbagliato il conto e che c’era avanzata una nave intera carica di acqua che non sapevano dove mandare; e rideva. L’indomani mattina, dal porto di La Spezia, partì quella nave, l’ultima, diretta all’isola del Giglio, ufficialmente per rifornirla di acqua: ma quel viaggio rappresentava in realtà un riconoscimento alla carica di simpatia di Aldo, alla sua socievolezza e al suo evidente e disinteressato impegno nella gestione della cosa pubblica.

Una mattina, quasi alla fine di una importante riunione per l’approvazione del piano idrico che avrebbe garantito all’isola l’autosufficienza idrica, Aldo si alzò e fece per andarsene. Alla mia domanda sul perché si assentasse proprio in un momento così importante, rispose che  sarebbe tornato subito, andava solo a dire a Ebe (la moglie) che poteva buttare la pasta. Alla mia ulteriore domanda di perché non usasse il telefono del Comune che era sulla scrivania (all’epoca non aveva il cellulare), rispose che non poteva perché quella era una telefonata “di interesse personale” : lo mandai affettuosamente a quel paese davanti a tutti i funzionari regionali, attoniti per tanto rigore morale.

Una terribile malattia gli ha rovinato gli ultimi anni di vita, colpendolo nelle capacità cognitive e privandolo delle sue caratteristiche più piacevoli. Per il suo stato di confusione cerebrale, tutti i paesani, assieme alla moglie Ebe, lo hanno però  sempre educatamente compreso e amorevolmente protetto.

Ho ritenuto doveroso scrivere queste righe, il minimo che dovevo a una persona che mi ha dato tanto e per riconfermargli, nei ricordi di tutti noi la simpatia, la stima e la dignità di quando Lui era veramente Lui.

Armando Schiaffino

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