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Gli ULTIMI MUFLONI del Giglio: lo sterminio ideato dall’Ente Parco

Gli ULTIMI MUFLONI del Giglio: lo Sterminio ideato dall’Ente Parco

INTRODUZIONE
Da piccolo agricoltore isolano ed appassionato della storia e delle tradizioni locali, mi sento in dovere di fare alcune osservazioni sul progetto dell’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano che, se portato a termine, avrà un impatto irreversibile sull’Isola del Giglio. Lo sterminio dei Mufloni è già iniziato con numerosi abbattimenti. Dovrebbero essere rimasti solo 25, massimo 40 esemplari ancora su quest’Isola. Esperti del settore affermano che la decisione del Parco di uccidere i pochi Mufloni rimasti è inaccettabile e basata su informazioni sbagliate, non essendo il Muflone una specie “aliena ed invasiva” come sostenuto dall’Ente Parco ed essendo ad oggi irrilevanti i danni ad esso attribuiti.
L’origine del Muflone in Sardegna e Corsica si fa risalire al rinselvatichimento di un ovino domestico introdotto dall’uomo in età neolitica. Il Muflone è una specie non-invasiva che in passato è stata specie in via di estinzione ed in questo momento deve essere protetta.
Il Muflone del Giglio inoltre ha una storia tutta particolare, che vedremo tra poco, storia da custodire e raccontare.
Siccome ci sono tante incongruenze all’interno di questo progetto dell’Ente Parco, abbiamo creato una petizione per fermare il massacro e salvare gli ultimi Mufloni dell’Isola del Giglio prima che vengano eliminati completamente dalla nostra isola.

IL COSTO ED IL PROGRAMMA DEL PROGETTO
Il progetto chiamato “Life LetsGoGiglio” è cofinanziato dalla Commissione Europea con circa 1,6 milioni di euro. E’ stato ideato e voluto dall’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano col pieno consenso dell’attuale Sindaco ed Amministrazione Comunale e prevede le seguenti azioni:

  1. lo sterminio di tutti i mufloni – con l’uso anche di animali “Judas radiocollarati” e lacci;
  2. la cattura di alcuni conigli – con trappole;
  3. l’estirpazione/controllo del Fico degli Ottentotti – con metodi manuali e con l’uso di teli per provocarne la morte;
  4. il diradamento di una delle pinete con il reimpianto di specie native;
  5. la creazione di quattro piccoli invasi artificiali per il Discoglosso sardo e la rimozione della tartaruga Trachemys scripta.

COME L’ENTE PARCO GIUSTIFICA L’ERADICAZIONE DEL MUFLONE
L’Ente Parco asserisce che il Muflone sia una specie “aliena” ed “invasiva”, dannosa alle leccete ed alle colture. Nulla da dire sul termine alieno, bastava dire alloctona. L’Ente Parco usa come evidenza che il Muflone sia invasivo, esagerando, il riferimento ai danni che ha fatto nelle Isole Hawaii. Tale giustificazione è scorretta dato che quelle Isole sono tropicali e vi è presente una flora del tutto diversa da quella delle Isole Mediterranee, assimilabili alla Sardegna ed alla Corsica dove invece il Muflone è paraautoctono e quindi, sotto certe condizioni, anche in equilibrio con la flora locale.

IL SIGNIFICATO STORICO E FAUNISTICO DEL MUFLONE AL GIGLIO
Il Muflone non fu introdotto al Giglio negli anni ’90 a scopo venatorio come scrive l’Ente Parco nel suo progetto. Il Muflone fu portato al Giglio, nella Riserva del Franco, proprio per proteggerlo e conservarne la specie, attorno all’anno 1955, oltre 40 generazioni (da Muflone) fa, grazie ad un eccezionale Progetto ideato e realizzato dai Professori Alessandro Ghigi, Augusto Toschi, Renzo Videsot ed il Professor Ugo Baldacci che salvò il Muflone dall’estinzione (vedi allegato) e consentì il ripopolamento di diversi ambiti naturali in tutta Italia, dove ancora oggi questo meraviglioso mammifero ungulato vive.
L’importanza di questo progetto al Giglio è simboleggiata dalla statua di un Muflone posta sulla sommità della tenuta del Franco, un bel monumento, a comunicare che in quel posto era stata salvata e protetta una delle sue creature più arcaiche e belle. Il Muflone quindi fa parte a tutti gli effetti della Storia del Giglio, una storia da custodire e raccontare con rinnovato orgoglio, non da cancellare come sta facendo l’Ente Parco col consenso del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale.
Inoltre, come ci ha fatto notare il Dr. Alessio Zanon Medico Veterinario esperto in biodiversità zootecnica, c’è un altro fatto di estrema rilevanza che rende questa piccola comunità di Mufloni al Giglio di grande interesse ed importanza. Il Giglio fu scelto perché simile alla Sardegna ma privo di greggi di pecore (eventuale “inquinamento” dal punto di vista genetico) ed al riparo da eventuali epidemie.
Come ha evidenziato il gentilissimo dr. Franco Perco, già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed esperto di Mufloni ed ungulati, (è anche autore del libro intitolato “il Muflone”: Edagricole, 1977) che abbiamo contattato per avere maggiori informazioni sul Muflone, c’è da aggiungere una cosa importante: “il Muflone è una specie visibile, di buone proporzioni e molto accorta che, oltre a ciò, possiede ed evidenzia comportamenti vistosi e complessi. In tal senso è denominabile quale specie “altamente educatrice” in quanto la sua osservazione può portare a un miglioramento della sensibilità verso la Natura e la Fauna. Ritengo che questa sia un’occasione importante per un Parco Nazionale e non solo, da non sprecare ma invece da valorizzare con vere e proprie scuole di etologia all’aperto.
Del resto, volendo seguire la tesi della “purezza” ad ogni costo, si potrebbe anche parlare della necessità di eradicare la Capra di Montecristo, dall’isola omonima, una specie acclimatata e inselvatichita frutto di diverse immissioni di capre domestiche, dai mantelli variopinti, ancor oggi in parte visibili”.

FICO DEGLI OTTENTOTTI
Passiamo ora alla parte del progetto dell’Ente Parco che prevede il “contenimento” del Fico degli Ottentotti. Questa pianta grassa che cresce al Giglio da tempo immemorabile, nella relazione allegata al “Progetto Life LetsgoGiglio”, i burocrati la chiamano “unghie di strega”. Non si sa dove abbiano trovato tale nome, o forse l’hanno battezzata così loro stessi per giustificare meglio l’azione di violenza che vogliono attuare anche contro di essa. In Sardegna questa pianta grassa viene chiamata “Bella e Die” o “Gravellu de Seda”, cioè “Bella di Giorno” o “Garofano di sera”. Questa pianta in California viene utilizzata anche contro l’erosione e come presidio anti incendio per difendere aree boschive e specie in via di estinzione. Al Giglio i suoi fiori nutrono con il loro polline tante specie di bombi, farfalle, scarafaggi ed api aumentando la biodiversità degli insetti impollinatori. L’immagine di questi tappeti di foglie e fiori che adornano piccoli tratti di scogliera è un’immagine che fa parte dell’identità del Giglio. Se l’Ente Parco realizzerà il progetto di “contenimento” di tanti paesaggi rimarrà soltanto il ricordo nelle cartoline.

DISCOGLOSSO SARDO
Se il Discoglosso sardo sopravvive al Giglio è anche grazie al lavoro dell’uomo che nei secoli ha realizzato terrazzamenti, fossi, manufatti rurali, allo scopo di contenere e conservare la terra e l’acqua piovana, contribuendo ad alimentare piccole vene e sorgenti d’acqua che hanno mantenuto un habitat adatto al Discoglosso sardo. Ora se veramente l’Ente Parco tenesse a questo anfibio, basterebbe che incentivasse la rimessa a coltura dei terreni e la pulizia dei numerosissimi pozzi che già esistono da secoli, invece di rendere difficile o impossibile la ripulitura e la coltivazione dei terreni.

ALTERNATIVE ALLO STERMINIO DEI MUFLONI
Lo sterminio dei mufloni non è una soluzione da suggerire dato che molti esperti nel campo di zoologia e biodiversità, affermano che l’effetto del Muflone sull’habitat mediterraneo non è significativo, qualora la sua consistenza / densità venga contenuta sulla base della valutazione effettiva della capacità trofica dell’ambiente. Pertanto, proprio per il significato simbolico e di immagine, di una specie appunto formatrice di sensibilità, è assolutamente improponibile lo sterminio previsto invece dal progetto ideato dall’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Il Muflone potrebbe tranquillamente essere lasciato in libertà attuando eventualmente un prelievo selettivo che tenda a stabilizzare una densità ottimale.
Se gli organi competenti ritenessero necessario proteggere la flora mediterranea, e tutelare alcune zone, basterebbe utilizzare appositi accorgimenti in grado di eliminare gli effetti della brucatura e simili, come del resto si fa in molte zone dell’Europa per altri Ungulati, senza doverli necessariamente sterminare. 

Un’altra soluzione qui al Giglio potrebbe essere quella di istituire una piccola riserva dedicata a questi selvatici, con tanto di custodi, in uno dei grandi appezzamenti di terreno a pascolo di proprietà del Demanio, con progetto di rimboschimento a lecci e sughere; un piccolo vero parco faunistico sull’Isola visitabile da tutti, che avrebbe molto successo anche come attrattiva turistica, come escursione insolita alla ricerca della fauna selvatica.

SONO GIA’ STATI EFFETTUATI NUMEROSI ABBATTIMENTI
L’Ente Parco ha già iniziato lo sterminio dei Mufloni, l’ultimo, senza neanche poterlo portare via, l’hanno abbattuto sugli scogli, sparandogli da lontano, un’esecuzione in riva al mare… . Pare che tra l’altro gli incaricati abbiano abbattuto anche femmine con piccoli al seguito, rimasti così senza madre e senza latte, destinati a morire di fame e di stenti.
Dal 2009 ad oggi sono stati uccisi per conto dell’Ente Parco, 97 mufloni di cui 54 da “coadiutori dell’Ente Parco” e 43 dalla Polizia Provinciale (dati estrapolati dalla videoconferenza che l’Ente Parco ha tenuto il 26 gennaio 2021). Dai dati disponibili risultano ancora presenti sull’Isola dai 25 ai 40 esemplari di Muflone. Dobbiamo salvarli prima che li uccidano tutti.

COME POSSIAMO SALVARE I MUFLONI
L’Ente Parco d’accordo con l’Amministrazione Comunale, sta sterminando i Mufloni qui sulla nostra bella Isola. Se non fermiamo il loro progetto, in poco tempo li uccideranno tutti e del Muflone rimarrà solo la statua posta in cima al promontorio del Franco.
Abbiamo preparato una petizione per fermare il massacro degli ultimi Mufloni dell’Isola del Giglio.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto.

CLICCATE PER FIRMARE
https://www.savegiglio.org/ 

Vorrei ringraziare in particolar modo Massimo Sanna e la moglie Rita Piredda, autori del libro “il Muflone Sardo” e della foto dei Mufloni utilizzata in questo articolo, Michele Guastafierro, Paolo Paoletti, il dottor Alessio Zanon ed il dottor Franco Perco.

Cesare Scarfò

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