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Don Lorenzo partirà oggi, il saluto dell'isola
Don Lorenzo partirà oggi, il saluto dell'isola

Don Lorenzo Pasquotti, il parroco di Giglio Porto, lascia dopo quasi dieci anni la sua parrocchia all’Isola del Giglio per trasferirsi a Bagnolo, nel Comune di Santa Fiora, sul Monte Amiata.

La notizia diciamo eufemisticamente che era un po’ nell’aria, nel senso che la decisione era stata ufficializzata già da qualche mese, ma una serie di eventi ed intoppi avevano portato il sacerdote milanese a rimandare di un po’ la partenza, e poi ancora un po’, e dopo un altro po’, e un pochino più in là nel tempo…. perché al Giglio, ormai si sa, si piange due volte: la prima quando si arriva e la seconda quando si deve andare via.

Ora, riassumere in poche righe una presenza di questo tipo potrebbe risultare difficile e riduttivo, ma dovere del cronista è provarci, per cui….

Don Lorenzo arrivò all’Isola del Giglio nell’Ottobre del 2011, scortato dai suoi fedeli amici a quattro zampe, armato del suo caratteristico accento milanese, catapultato in una realtà che in quel periodo lo costrinse a celebrare un numero di funerali che sembrò a tutti infinito. A Gennaio 2012 la sventurata manovra di una ormai ben nota nave da crociera lo costrinse però ad immergersi completamente in un mondo tutto nuovo, fatto di solidarietà nel caos, di soccorritori e giornalisti ovunque, che per tanto tempo hanno popolato i pochi metri quadrati del Porto con i loro ritmi frenetici, mentre tutto il resto della sua Isola tentava di tornare ad una parvenza di normalità: perché sì, dopo appena quattro mesi il Giglio era già la Sua Isola. Che poi l’Isola del Giglio del 2012, pur con i suoi limiti e le sue piccolezze, probabilmente non si allontanava neanche troppo dallo spirito della Milano degli anni ’60/’70 in cui è cresciuto don Lorenzo, e la cosa sembrò netta e chiara allorquando, il giorno 15 Gennaio 2012, sbarcò Adriano Sofri che come primo incarico dal momento della sua ritrovata libertà, venne inviato al Giglio per raccontare un po’ di questa gente strana che aveva appena salvato la faccia all’Italia intera senza neanche rendersene conto.  https://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/16/news/bimbo_coperte_costa_concordia-28198057/?ref=HREA-1  L’incontro di Adriano Sofri con don Lorenzo, che lo aspettava impaziente in cima alle scale della Chiesa, fu quello di due vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo; un po’ come quando sei in Continente, magari all’estero, ed incontri inaspettatamente qualche gigliese, e scatta quella cosa lì che insomma, si già sapete….

La Storia di don Lorenzo all’Isola del Giglio però, non può e non deve limitarsi e legarsi esclusivamente alla tragedia della Costa Concordia ed alle sue conseguenze; certo ad ascoltare i suoi sermoni domenicali qualche “malalingua” potrebbe sostenere che dei dieci anni appena trascorsi, al netto di qualche milione di “ECCO” e di tutti quei “QUELLA ROBA LI’, CHE NON E’ QUELL’ALTRA ROBA LA’” ripetuti un po’ come simpatici quanto ripetitivi (Troppo ripetitivi!!!….) intercalare, potrebbero rimanere sì e no pochi mesi di tempo effettivo, ma non saremo certo noi a dirlo. In realtà la profondità delle sue riflessioni, legate alla innata semplicità con la quale è sempre riuscito ad esprimere i concetti più complessi, ne ha fatto uno dei “preti” più vicini alla gente degli ultimi tempi; sempre in lotta con quella maledetta memoria che non gli permette di ricordare la fitta ed intricata rete di parentele che lega i vari nuclei familiari, ma che comunque gli concede di collegare ogni volto alla propria storia, ogni nome alle proprie debolezze, e sentire sulla propria pelle la mancanza di quelli che se ne sono andati in questi lunghi e difficili anni, tutti quanti. Don Lorenzo Pasquotti sarà probabilmente il primo sacerdote della storia che se ne va dall’Isola del Giglio e che non verrà sostituito.

Ha ufficialmente lasciato la parrocchia già Domenica scorsa, e lo ha fatto celebrando un lieto evento, un battesimo; ha poi concluso la celebrazione condendo di lacrime e di affetto il suo discorso di commiato, al termine del quale ha comunque trovato il tempo di ricordare che “sì, questa era la mia ultima messa, ma comunque partirò Sabato prossimo” (il 6 Marzo n.d.r.), perché alla fine il trasloco non era finito, e la roba non era ancora tutta impacchettata, e poi nel furgone non c’entra tutta insieme, e in fondo in fondo “rimanere al Giglio qualche altro giorno, perché no? Solo un altro po’….