FINE DI UN MANDATO: CIÒ CHE NON VIENE DETTO DALL'EX SINDACO
La lettera dell'ex sindaco Armando Schiaffino appare, più che un'assunzione di responsabilità, come un esercizio di autoassoluzione che lascia irrisolti i nodi politici e amministrativi che hanno portato alla conclusione anticipata del mandato dopo appena 22 mesi. Un vero e proprio fallimento. È giusto chiamarlo così, senza giri di parole.
Colpisce innanzitutto il riferimento a un presunto programma elettorale rimasto inattuato. È bene ricordare che quella maggioranza, al momento dell'insediamento, non disponeva di un programma formalizzato, tanto che i consiglieri di minoranza furono costretti a rivolgersi al Prefetto affinché venisse rispettato non solo il giuramento istituzionale, ma anche l'obbligo, previsto dalla legge, di presentare un Programma di Governo.
Altrettanto parziale è l'affermazione secondo cui "la politica decide e la struttura amministrativa deve attuare". Si tratta di un principio corretto solo se completato da ciò che viene omesso: gli atti amministrativi devono essere conformi alle leggi vigenti. La separazione tra indirizzo politico e gestione non può trasformarsi in un alibi per scaricare responsabilità su altri livelli dell'amministrazione.
Particolarmente grave appare la gestione della Ragioneria. Da gennaio tale responsabilità è stata affidata al vice sindaco, figura priva delle necessarie competenze tecniche. Una scelta che ha inciso profondamente sul funzionamento dell'ente. Viene quindi spontaneo chiedersi: se si riteneva indispensabile una figura come il Segretario comunale per superare le criticità, perché non si è provveduto alla sua assunzione nei quattro mesi successivi?
Respingiamo inoltre al mittente l'accusa relativa alle "molte opere ferme da anni". Quelle opere, poche per la verità, non erano bloccate per inerzia, ma per oggettive difficoltà tecniche e giuridiche: espropri mai perfezionati, situazioni irrisolte come la palestra del Campese edificata su terreno privato, o il caso della Rocca Pisana, i cui lavori furono ostacolati anche da iniziative riconducibili a sostenitori dell'attuale maggioranza, circostanze ben note alla cittadinanza.
Si omette inoltre di ricordare come, in passato, gli stessi protagonisti oggi dimissionari avessero rivolto accuse pesanti alle precedenti amministrazioni per la perdita di un finanziamento destinato alla bonifica della discarica. Finanziamento che, dopo il vaglio della Corte dei Conti e la piena assoluzione dei soggetti coinvolti, era stato integralmente recuperato, consentendo il completamento dell'opera. Da parte della maggioranza invece non c'è mai stato l'impegno di recuperare ciò che risultava perso.
Alla luce di tutto questo, risulta difficile individuare risultati concreti nell'azione amministrativa rivendicata. Al contrario, emerge una gestione caratterizzata da scelte improvvisate e prive di adeguata valutazione, come dimostrano, tra l'altro, la gestione dei rifiuti e l'affidamento del Servizio di Ragioneria e Personale al vice sindaco: decisione che ha contribuito in modo determinante all'epilogo del mandato.
I danni prodotti da queste scelte non si cancellano con una lettera di commiato. Ricadono sui cittadini gigliesi, che oggi si trovano a fare i conti con le conseguenze di una gestione che ha preferito cercare giustificazioni piuttosto che assumersi responsabilità.
Ed è proprio questo, più di ogni altra cosa, ciò che manca nel documento dell'ex sindaco.
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