luca mibelli isola del giglio giglionews
La solitudine dei decimali dopo la virgola

Nel primo pomeriggio di giovedì 4 giugno sono stato vittima di uno spiacevole incidente: mentre tentavo di prelevare dallo sportello di Intesa San Paolo a Giglio Porto, lo sportello si è bloccato ed è apparso il messaggio "Sportello fuori servizio". Sfortuna, cose che capitano ovunque.

Ho subito contattato il numero verde della filiale digitale e ho telefonato alla filiale referente per il nostro sportello (peraltro devo anche scusarmi per i miei toni con chi mi ha risposto), entrambi i dipendenti sono stati molto cortesi e hanno fatto il possibile per risolvere il problema, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare: sino a martedì 9 non verrà nessuno, nemmeno per sistemare quello che è un incidente che causa la sospensione di un servizio erogato.

Eppure, non è che i costi siano più bassi per i correntisti isolani, visto il minore livello di servizio di cui dispongono. Se fossi stato un abitante della terraferma avrei aspettato la riapertura della filiale la mattina successiva, sarebbe stata rimossa la carta bloccata e lo sportello per il ritiro dei contanti avrebbe ripreso a funzionare per tutti. Se fossi stato sulla terraferma, ma non su una piccola isola.

Da quest'anno la filiale di Intesa ha deciso di aprire lo sportello solo due giorni a settimana: il martedì e il giovedì, con qualche apertura in più soltanto in alta stagione, comportando la perdita di posti di lavoro ma soprattutto un livello di servizio poco sostenibile.

Fare la voce grossa è inutile: la battaglia è persa e non torneranno indietro certo per protesta.

Personalmente farò l'unica cosa possibile: chiudere il conto corrente che detenevo lì "sin dalla nascita", spostandolo presso la banca concorrente o sostituendolo con un conto corrente postale. Anche le associazioni delle imprese potrebbero invitare i propri soci a fare lo stesso, sebbene immagino quanto sia più complicato rispetto a un privato. Per fortuna al momento sull'isola altre due imprese concorrenti che erogano gli stessi servizi a residenti e turisti esistono.

Il giorno che non ce ne sarà più nessuna la politica locale potrebbe pensare a un bando pubblico dove il pubblico contribuisce ai servizi essenziali. I bandi regionali sugli empori funzionali già vanno in quella direzione.

Sono isolano dalla nascita, conosco benissimo i disagi che comporta vivere nelle isole, ma sono anche cresciuto ai tempi in cui le attività commerciali dovevano anche "dare un servizio" alla comunità. Quel tempo è finito e occorre prenderne atto: noi abitanti delle piccole isole siamo "decimali dopo la virgola", che sui grandi numeri possono essere arrotondati senza che nessuno protesti.

Basterebbe così poco: spostare la partenza di quel pullman di pochi minuti per far sì che uno dei pochi treni che ancora ferma alla stazione di Orbetello consenta ai residenti di rientrare sull'isola con quel traghetto, anziché dover attendere 4 o 5 ore a Porto Santo Stefano. O comprendere che spostarsi di pochi chilometri, col mare di mezzo, significa perdere un'intera giornata di lavoro, non solo poche ore.

Eppure quel che per noi è così semplice, neanche arriva alle stanze dei bottoni, dove siamo una minoranza arrotondabile.