“La Rocca”: nuova poesia di Tonino Ansaldo

“La Rocca”: nuova poesia di Tonino Ansaldo

Una nuova poesia di Tonino Ansaldo che ancora una volta sceglie GiglioNews per presentarla ufficialmente ai gigliesi ed agli amanti della nostra isola. Per chi volesse leggere i versi pubblicati negli ultimi anni, può visitare l’apposita pagina LE POESIE DI TONINO ANSALDO.

Oggi il poeta sceglie di celebrare, attraverso i suoi emozionanti versi, un altro luogo simbolico della nostra isola: la Rocca Aldobrandesca che si erge “sopra un trono di roccia” granitica di Giglio Castello.

Con la sua posizione privilegiata che le permette di godere di un panorama mozzafiato verso la terraferma e le isole “sorelle” dell’Arcipelago Toscano, la Rocca ha un ruolo fondamentale per la vita sociale isolana.

Monumento ricco di storia, “granitico” ed “ermetico” baluardo di difesa nel passato, oggi è sede istituzionale del Consiglio comunale e teatro privilegiato di spettacoli, convegni ed eventi culturali.

LA ROCCA

Come l’olimpo greco
nebbiosa sede
d’immortali s’erge,

così questa Rocca
sopra un trono di roccia
nell’aria sua fosca.

Lassù,
spazia l’occhio e vola
se chiaro giorno regna.
Ivi tocca la mano
la ferma terra
e carezza l’insule sorelle
che il mar cintola e bagna.

Forte nel forte.
Nato etrusco.
Secolare baluardo finale.
Granitico.
Ermetico.
Indipendente.

Fu …
d’un largo orto provvisto.
D’un forno.
Cisterna capiente.
Di gabbie e pollai
dentro il pennuto vivente.
Chiesa e prigioni.

Sul mastio
bocche di foco
torno le cinte
pronte nelle difense.

Il tempo racconta
che sol Barbarossa
quel moro possente
Colosse tal mura violò
e ai lacci strinti
via stiavi portò.
L’antica sua gente.

Nel dì, magia emana
e quivi, ritrovo di supremi capi
e quivi, sortono idee
a seguir poi fatti.

Nella bruna sera
semper quivi
cultura emerge
inni e cantici
dei suoi mortali
alta arte porge.

Come l’olimpo greco
nebbiosa sede
d’immortali s’erge,

così questa Rocca
sopra un trono di roccia
nell’aria sua fosca.

Tonino, Giugno 2015

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    A TONINO, “POETA CLANDESTINO”

    Che Dio ti benedica
    Antonio caro,
    per tutto quell’”amaro”
    che sempre porti
    in seno
    pel Tirreno.
    Per essere distante
    dal Paese,
    su cui hai pur pretese
    di tornare,
    per essere onorato
    ed onorare
    la gente del tuo
    rango dello “scoglio”,
    che, per te, è come
    un sacro “soglio”
    d’ebrezza
    e di salvezza.

    Goder vorresti
    del tuo mare,
    che mostri
    in ogni verso
    ben d’amare
    sopra ogni cosa.
    Eppur non osa
    ‘sto magico Paese
    onoranti al punto
    che tu vali,
    sol coltivando,
    imperterrito,
    i suoi mali
    fatti d’invidia
    e di risentimento,
    mentre tu scrivi
    e scrivi
    senza alcun lamento,
    e senza una nota
    di commento,
    che, al fine,
    gratifichi la penna,
    che solo d’esso parla
    e si dilemma.

    Oggi, all’Olimpo
    Di Zeus
    hai confrontato,
    la Rocca del tempo
    ch’è passato,
    dagli Etruschi
    fino ai tempi nostri,
    compresi quelli,
    che furono i più“foschi”,
    di Barbarossa
    con i suoi pirati,
    che v’hanno,
    massacrati e deportati,
    prima d’essere
    rinati e rifiorire,
    eletti e fortunati,
    senza ardire,
    nel magico sorriso,
    d’un raro Paradiso.

    E tu, prendi
    per mano
    ogni Gigliese,
    e verso,
    dietro verso,
    lo porti
    a visitare
    il suo Paese,
    di cui non ha
    pretese
    d’imparare
    quel che di bello
    e sacro esso
    può dare,
    a chi lo vuole
    amare
    ed onorare.

    Perché mi chiedo,
    un bravo
    e dotto Aedo,
    qual tu sei,
    non trova rispondenza
    “in patria sua”?
    Perché non ha credenza?
    quando non c’è
    una tua parola
    che non la dipinga,
    acciocchè la sorte
    mai la spinga
    a perdere il “primato”
    che le spetta,
    qual’isola diletta,
    perfetta
    e benedetta?

    Perché nessuno
    mai ti complimenta
    o si lamenta
    di quel che scrivi,
    tranne Giglionews?
    E’ forse l’invidia
    o la protervia,
    il “pus” che rende
    impervia
    la via per dirti grazie
    gran Tonino?
    E’ forse questo
    il tuo duro destino,
    di restare a Livorno
    clandestino?

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