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Immagini e video della giornata di San Mamiliano

Immagini e video della giornata di San Mamiliano

Grazie alle immagini di Giuseppe Modesti ed un video della nostra redazione siamo in grado di raccontarvi l’intensa giornata di ieri in cui l’isola si è fermata per onorare il suo Santo Patrono Mamiliano.

Al mattino Santa Messa e Solenne Processione celebrate da Sua Eccellenza il Vescovo Borghetti e nel pomeriggio la 64esima edizione del tradizionale Palio degli Asini che ha visto il rione Rocca trionfare, dopo 7 lunghi anni, imponendosi nella folkloristica sfida sui rioni Centro, Cisterna e Casamatta.

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    A SAN MAMILIANO
    (Così, per “ischerzo”)

    A san Mamiliano
    il Santo nostrano,
    che, per tutta la vita,
    qual convinto eremita,
    ben ci stette lontano.

    “Primate” a Palermo,
    sull’”ermo” di Cristo,
    ad ovest del Giglio,
    ben saldo e ben fermo,
    per chi l’ebbe visto,
    nel digiuno, la prece,
    ed un grande cipiglio,
    al “superbo” Mefisto,
    s’oppose tenace
    finché un “visibiglio”
    di fulgida brace,
    com’era “previsto”,
    alla gente nostrana,
    assieme ad ogn’altra
    di fe’ maremmana,
    avvisò, ad un tratto,
    che tanto “prevosto”,
    più tosto men tosto,
    ormai catafratto
    e non più mai risorto,
    attendeva, da morto,
    chi se lo prendesse
    per farlo Patrono
    e porlo sul trono
    del re delle messe.

    Ne nacquero resse:
    nessuno s’arrese
    ognun lo contese;
    e il povero Giglio,
    in tale scompiglio,
    in tal parapiglio,
    ne fece la spesa,
    perché della spoglia
    (un vero “giulebbe”
    ch’attrasse ogni voglia),
    da tutti pretesa,
    un sol’arto se n’ebbe,
    un sol braccio s’arrese;
    tutto il resto fu d’altri,
    più tenaci o più scaltri,
    o fors’anche più “arcani”
    qual gli “etruschi” Sovani.

    Poi, col tempo, i Gigliesi,
    di Castello e dintorni,
    che tornar “disadorni”,
    che tornar vilipesi,
    per non dire umiliati,
    qual cornuti e mazziati,
    ai modesti soggiorni
    delle avite dimore,
    mal remando per ore,
    s’accordaron tra loro
    che il braccio strappato,
    comunqu’era un tesoro
    più che fosse “finoro”
    o cotal trasformato.

    E per questo, a Settembre,
    “Quando l’uva è matura
    ed il fico già pende”,
    sia col sol che in frescura,
    che nessuno s’offende,
    fan gran festa a ‘sto Santo
    quantomeno smembrato
    (di cui portan gran vanto),
    meglio, a un arto strappato,
    ch’è poi, quel ch’è restato,
    e che c’ha “satisfato”:
    per più giorni e più notti,
    pien di canti e di “botti”,
    più cortei e processioni,
    che, non solo fan chiasso,
    ma pel grande fracasso
    rompon’anche i coglioni.

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