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Approvato bilancio ma Stato taglia risorse

APPROVATO BILANCIO MA STATO TAGLIA RISORSE AI COMUNI

L’analisi che presentiamo in questo articolo è alquanto elaborata e pertanto noiosa da leggere ma, per la situazione di crisi che viviamo in questo Paese, crediamo sia necessario fare una serie di riflessioni per meglio spiegare il contesto socio-economico-contabile che ci ha obbligato a fare, nell’esercizio in corso, determinate scelte.

Anche quest’anno il Comune di Isola del Giglio ha approvato il bilancio di previsione 2014 (visualizza Relazione Programmatica 2014 completa) ad anno solare ormai concluso, soprattutto a causa delle incertezze legislative sull’entità dei trasferimenti statali e sulla regolamentazione della nuova IUC, l’imposta unica composta da tre differenti tributi e, addirittura, ciascuno con disciplina propria.

L’incertezza non è casuale ma conseguenza della volontà del Governo di continuare a perseguire politiche economiche inefficaci e anti-scientifiche (il pareggio di bilancio), scaricando il peso sugli anelli più deboli della catena amministrativa e cioè i Comuni.

Ricordiamo ad esempio le dichiarazioni sulla TASI dell’ex ministro Del Rio, così come riportate dai media il 30 maggio 2014: “Noi siamo tranquilli e sereni, gli italiani pagheranno meno e laddove pagheranno di più dovranno parlarne coi loro Comuni perché è una tassa comunale e lo diciamo qui, da Trento, dove l’autonomia è un valore”.

Il Ministro ha però tralasciato di dire che, nel triennio 2012-2014, i trasferimenti dello Stato al nostro Comune sono diminuiti di oltre due milioni complessivi rispetto al livello mantenuto fino al 2011. Basti pensare che nel 2011 lo Stato ci versava circa 430.000 euro annui, a titolo di finanziamento per le attività ordinarie, mentre nel 2014 siamo noi che con le nostre entrate sosteniamo finanziariamente lo Stato per circa € 570.000; una differenza di ben 1 milione di euro rispetto alla situazione “normale”!!. Il grafico sotto offre un bel “colpo d’occhio” sulla consistenza del prelievo statale.

trasferimenti statali bilancio isola del giglio giglionews

Questo è il solo motivo per cui la tassazione comunale è aumentata; nessuna spesa folle (tra l’altro le spese correnti devono necessariamente scendere ogni anno a causa del patto di stabilità), nessuna scarsa attenzione al monitoraggio delle entrate ma la totale incertezza su quelle che sono le fonti finanziarie provenienti dallo Stato che non solo sono negative, ossia il Comune di Isola del Giglio finanzia lo Stato con le sue entrate proprie per circa 600.000 euro, ma in continuo aumento, come mostra ad esempio il totale del Fondo di solidarietà, ricalcolato dal Ministero degli Interni il 16 settembre 2014.

Questo modus operandi rende praticamente impossibile una serena programmazione per la predisposizione dei bilanci di previsione. Contestualmente al bilancio infatti devono essere approvate le regolamentazioni e le aliquote delle imposte comunali; ma come può un amministratore o un responsabile finanziario dell’ente produrre previsioni d’entrate attendibili quando la ritenuta alla fonte trattenuta dallo Stato sulle imposte comunali proprie è incerta?

Ricordiamo inoltre che i Comuni non possono chiudere il proprio bilancio in perdita. Nel caso in cui questo accadesse la legge impone un termine di pochi mesi per rimediare alla situazione di dissesto. Una volta scaduto il termine, se il bilancio non è stato riportato in pareggio, il consiglio comunale viene sciolto e viene nominato un commissario con l’unico compito di “fare cassa” e quindi riportare il bilancio in pareggio.

Per quanto riguarda il costo della raccolta dei rifiuti, le tariffe subiranno un aumento generalizzato a causa del piano dei costi presentato da SEI Toscana, il soggetto gestore unico del servizio dal 1° gennaio 2014, che ha subito un incremento spropositato pari al 32%.

spese nettezza bilancio isola del giglio giglionews

La posizione che l’Amministrazione ha sempre mantenuto alle Assemblee dell’ATO Rifiuti è stata sempre chiara: se l’istituzione dell’Autorità è stata imposta dalla Regione con l’obiettivo di contenere i costi per i cittadini, migliorare la qualità del servizio e ridistribuire i costi specifici – ad esempio per noi il costo più rilevante è quello per il trasporto marittimo, che andrebbe ridistribuito su tutti i cittadini dell’area, ma che ad oggi paghiamo ancora integralmente – è allora inaccettabile che i servizi risultino più scadenti e che i costi siano aumentati.

Purtroppo da quest’anno l’ATO Rifiuti ha competenze esclusive in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti, così come stabilito dalla legislazione regionale, nel cui organismo il Comune di Isola del Giglio rappresenta lo 0,1% dei diritti di voto. L’unica possibile via d’uscita sarà il coordinamento e la coesione con gli altri comuni che lamentano la scarsa trasparenza, gli scarsi servizi e i costi esosi che tale gestione accentrata comporta. Oltretutto il contratto di servizio stipulato tra ATO e SEI Toscana prevede un affidamento di vent’anni: vent’anni nei quali il potere del Comune sarà solo quello di poter votare con il suo 0,1%.

Mentre prima i Comuni erano direttamente responsabili del servizio dei rifiuti, ovvero concordavano il proprio contratto di servizio, richiedendo tutti quei servizi che le peculiarità dei singoli territori richiedevano e con i potere di sostituire il gestore se questi si fosse dimostrato scarsamente adempiente o esoso nei corrispettivi. Ad oggi il Comune è responsabile del servizio solo in quanto destinatario delle lamentale della cittadinanza, poiché il potere di scelta del gestore è pressoché nullo.

Tale rilevante aumento dei costi ha comportato il rincaro della tariffa per quasi tutti gli utenti. L’amministrazione ha tentato di rimodulare il carico per evitare aumenti spropositati rispetto all’anno precedente, soprattutto in un periodo di profonda crisi economica come quello che stiamo vivendo. Purtroppo, pur sfruttando appieno la flessibilità concessa dalla Legge nell’applicazione dei coefficienti, è stato impossibile riuscire ad evitare aumenti che non esitiamo a ritenere eccessivi, soprattutto per alcune categorie di utenze non domestiche.

Per quanto riguarda le utenze domestiche, c’è da rilevare una curiosa novità prevista dalla disciplina TARI: se l’anno scorso la tariffa cresceva proporzionalmente con la grandezza delle superfici possedute, quest’anno si suddivide in una parte che varia in relazione ai metri quadri ed una parte fissa dovuta in relazione ai componenti della famiglia. Questa modalità di calcolo fa sì che ad essere più penalizzate saranno le famiglie più numerose e le abitazioni più piccole. Per cercare di mitigare tali effetti, l’Amministrazione ha mantenuto un carico contenuto sulle abitazioni, con un solo occupante, per andare incontro anche ai molti cittadini che devono sopravvivere con un solo reddito, magari pensionistico, e una detrazione fiscale di 100 € per le famiglie composte da 5 o più persone.

Questa è anche la diretta conseguenza della volontà da parte del Governo di imporre l’unico principio del “chi inquina paga” che, sebbene giusto da un punto di vista astratto, appare profondamente ingiusto se si pensa a ciò che dovrebbe essere il servizio di nettezza urbana. Questo infatti non può essere definito come una sorta di servizio a domanda individuale in cui chi più inquina più deve pagare poiché i benefici ottenuti dal mantenimento di un territorio pulito comporta sull’intera collettività un costo ben maggiore dei risparmi che i singoli avrebbero nel pagare solo la spazzatura da essi prodotta. Può essere un criterio ausiliario, per incentivare la raccolta differenziata, ma non può essere l’unico principio guida, come invece prevede la legge. Questo è un pericoloso precedente, in quanto in futuro potrebbe essere applicato per analogia il criterio “chi vuole studiare si paga la scuola” o “chi è malato si paga le cure”.

Per quanto riguarda l’evoluzione futura dell’attività del Comune, non nascondiamo una forte preoccupazione per quelle che sono le intenzioni del Governo, che non pare volersi scostare dalle fallimentari politiche economiche perseguite fino ad oggi. Gli enti locali avrebbero bisogno di maggiori poteri e maggiori risorse per poter efficientemente governare e dirigere il proprio territorio, mentre il principale obiettivo del Governo è il taglio della spesa pubblica attraverso misure d’austerità che hanno la doppia conseguenza di deprimere ulteriormente l’economia impoverendo i cittadini e di determinare un peggioramento netto dei servizi pubblici, soprattutto quelli che una volta venivano gestiti dai comuni e che invece stanno diventando insostenibili alla luce dei pesanti tagli effettuati nell’ultimo triennio e di quelli che presumibilmente si effettueranno nella legge di stabilità 2015 che verrà approvata nel corso di ottobre.

Il Sole 24 Ore del 3 ottobre 2014 già dichiara che un terzo dei tagli imposti nella futura manovra sarà a carico degli enti locali, e dal gennaio 2015 la contabilità della Pubblica Amministrazione subirà una rivoluzione nel sistema di scritture contabili che avrebbe l’obiettivo di rendere più efficienti e trasparenti le Amministrazioni Pubbliche e di contenere gli sprechi, parole dietro le quali sino ad oggi si sono mascherati meri tagli alle risorse a disposizione e divieti di spesa.

Ulteriori tagli ai finanziamenti comunali implicheranno necessariamente la fine di molti di quei servizi di pubblica utilità da sempre svolti dal Comune, che verrà costretto a mutare la propria veste passando da gestore della politica locale a semplice esattore di tasse per conto dello Stato Centrale.

Il Consigliere con delega al Bilancio
Dott. Luca Mibelli

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