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Filastrocca prenatalizia: “Renziade”

F I L A S T R O C C A     P R E N A T A L I Z I A
(R E N Z I A D E)

Non è ancora Natale,
ancor non è Inverno,
ed io sto già male,
pel debito interno,
che, privo di fermi
e sesquipedale
ci rende più frali,
ci rende più inermi,
appresso ai piviali.

Arrivan le utenze,
le tasse e i balzelli,
le feste e gli inviti,
più tante scemenze,
per farci più belli,
per esser men triti
e sentirsi viventi
seppure avviliti,
in preda agli stenti.

Già più non resisto
sperando in Matteo,
che come s’è visto,
da Renzi-Mefisto,
ti fa marameo
a quello che serve,
al vecchio, all’imberbe.
alla gente comune,
pensando soltanto
a ch’”intasa” le crune,
mettendo in un canto,
chi ha solo del pianto,
e qualche sospiro
da spendere ’in giro.

Vedrai che tra breve,
col peso un po’ greve
e la taglia robusta,
se solo lo vuole.
se solo lo “puole”,
din più se l’aggiusta:
con un colpo di mano,
com’è d’uso nostrano,
quel gran Malclavello,
arrogante e smargiasso
(tocchiamoci in basso,
sott’al “chiavistello”),
che gli prenda un collasso!
scangerà tutto in bello.

Tessitor del “ricamo”,
del maggioritario,
che crea gran divario
allorché s’entra in pista,
e del bipartitismo,
ch’assomiglia al Fascismo,
con il premio di lista,
che sbilancia il rapporto
tra chi vince e chi è morto,
sono certo che un giorno
fatto il vuoto d’intorno
e incurante dei rischi
d’assordare pe’ i fischi,
che già piovongli addosso,
senza rompergli un osso,
compirà il paradosso,
con il suo gran talento
di “cornuto contento”
d’aggravare la gente
d’ulteriore spavento,
giusto senza far niente:
mentre “un” fa le riforme
e spromuove il lavoro,
tanto che i nonfacenti,
con i nullatenenti,
i più onesti tra loro,
sono già grande “stuolo”,
rimarrà presto solo.

Se hai il lavoro t’arrangi,
se non l’hai che ti mangi?
Se non mangi non campi
ed allora t’avvampi
e che Cristo lo scampi!

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