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Il ricordo di quella notte, 3 anni dopo

Il ricordo di quella notte, 3 anni dopo

Tre anni dopo il tragico naufragio della Costa Concordia l’Isola del Giglio si ferma per non dimenticare. Una santa messa questa mattina ed una fiaccolata silenziosa negli stessi minuti dell’incidente faranno riaffiorare le emozioni di quella maledetta notte con il pensiero ed una preghiera per tutti quelli che in questa triste vicenda hanno perso la vita.

Non vogliamo aggiungere parole a quelle che in questi tre anni sono già state dette. Vogliamo solo riproporvi un nostro pezzo dedicato alla gente del Giglio, scritto a caldo al mattino del 14 Gennaio, quando ancora non ci rendevamo conto di quello che era successo e soprattutto quando non avevamo ancora immaginato quello che poi sarebbe accaduto negli anni successivi. Un pezzo che in molti forse non sono mai riusciti a leggere perché in quei giorni il server del nostro giornale non riusciva a sostenere le numerose richieste di accesso.

IL GRANDE CUORE DELL’ISOLA – 14 GENNAIO 2012

concordia notte isola del giglio giglionewsLasciando perdere la cronaca e la dinamica dei fatti che sono già state pubblicate in tutte le salse, c’è un aspetto nella tragedia del naufragio di Costa Concordia, che rende orgogliosi tutti i gigliesi sparsi nel mondo.

E’ la formidabile reazione della piccola comunità isolana di fronte ad un’emergenza piombata nello scorrere lento della vita gigliese, inaspettatamente, alle 10 della sera di un anonimo e freddo venerdì invernale.

Una comunità di appena 800 anime che si è ritrovata all’improvviso sul porto e non ha indugiato un attimo nel farsi carico della sfortunata sorte di 4232 persone, metà delle quali parlavano lingue a lei sconosciute!

Provate ad immaginare cosa significa per un sistema di servizi calibrato per meno di un migliaio di cittadini trovarsi a rispondere alle esigenze di più di 4000 naufraghi.

Eppure laddove la scarsa capacità ricettiva invernale sarebbe sembrata a logica un ostacolo, il cuore l’ha fatta da padrone e così i gigliesi di ogni età si sono rimboccati le maniche ed in poche decine di minuti si sono spalancate per quei disperati le porte di asili, scuole, chiese ed abitazioni private. La maggioranza delle famiglie si è portata a casa alcuni tra i più bisognosi.

Nell’immaginabile caos della disperazione gli uomini si sono ritrovati ad accogliere i naufraghi sul molo e le donne in farmacia a distribuire medicinali. E poi giovani in pronto soccorso e sulle ambulanze ad aiutare i sanitari e per strada a distribuire coperte e viveri di prima necessità. I bar, negozi ed alberghi chiusi hanno aperto i battenti offrendo riparo ed un po’ di conforto. Gli autobus hanno fatto la spola con il Castello mentre i traghetti iniziavano l’andata e ritorno con l’Argentario con il personale di bordo incurante del necessario riposo!

E così mentre le forze dell’Ordine insieme a volontari ed amministratori continuavano a prelevare i naufraghi dalla Concordia, la gente del Giglio si è prodigata in una straordinaria ed inenarrabile azione umanitaria.

Nell’adrenalinica frenesia del portare aiuto, il tempo è scorso in un baleno e quando le navi al mattino hanno portato “in Continente” gli ultimi naufraghi, la semplice ma impareggiabile gente del Giglio si è avviata con il sorriso sulle labbra alle proprie abitazioni per tornare all’ordinaria quotidianità, quasi inconsapevole di aver contribuito con piccoli e straordinari gesti a rendere tutti noi assolutamente orgogliosi di esser figli di questa granitica terra isolana!”

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5 commenti

  1. Buongiorno Stefano: Era proprio lui il cOMANDANTE (e guarda bene come ho scritto la parola) che doveva capire subito come la nave (che si stava piegando sul fianco …. per fortuna verso gli scogli dell’Isola), si sarebbe adagiata senza affondare, per cui avrebbe dovuto (magari anche rapidamente consigliarsi col suo staff) dare l’ordine di salire sui ponti e anche all’interno dei piani alti e rimanere fermi in quel posto …….. ANZICHE’ CERCARE LA VIA PIU’ SBRIGATIVA DI SCENDERE DALLA NAVE, lasciando migliaia di anime in difficoltà ed assalite dal panico …. che inquina la ragione.

  2. Stefano Ansaldo

    Beh, quel cuor di leone del comandante il pensiero e la fermezza li ha avuti…….di salvarsi il culo alla prima occasione possibile….

  3. Tornando a quel momento tragico ….. e così pensavo pochi giorni fa seguendo quel breve pellegrinaggio verso la lapide affissa sul muraglione del molo rosso sotto la madonnina, gettando i pensieri a quelle decine di croceristi morti e anche alle altre migliaia che scesero con grandi difficoltà (donne, vecchi, bambini in particolare) attraverso quella “improbabile” biscaggina dipanata sulla pancia riversa della Concordia: COME E’ POSSIBILE CHE NON CI SIA STATA UNA “MENTE” CHE ABBIA AVUTO IL PENSIERO E LA FERMEZZA DI CONSIGLIARE A TUTTI I PRESENTI SULLA NAVE DI SALIRE SUI PIANI ALTI, TROVARE UN POSTICINO, METTERSI SEDUTI ED ATTENDERE magari anche la luce del giorno PER ESSERE VIA VIA PRELEVATI E PORTATI IN SALVO ????

  4. Gian Piero Calchetti

    CHE NON SI DIMENTICHI !

    Al di là
    della tradizionale
    saggezza
    dei modi di dire,
    partire non è
    “un po’ come morire”
    Morire
    è ben altro:
    ovvero, “partire”,
    magari soffrendo,
    senza tornare più;
    a volte, neppure,
    secondo la fattispecie
    delle ossa.

    Morire
    è sempre
    e solo morire.

    Immaginiamoci
    quando si nasce
    e la gioia
    che circonda
    la nostra venuta
    al mondo.

    Immaginiamo,
    invece,
    la tristezza
    e il dolore
    di quando uno muore,
    anche se ciircondato
    dall’affetto di familiari
    e conoscenti,
    siccome auspicavano
    i Greci, antichi,
    la dipartita del “giusto”.

    Niente al confronto
    con quelli della Concordia,
    “afflitti”, improvvisamente,
    dalla disperazione,
    ché, passati
    dalla gioia d’un vacanza,
    magari tanto sognata,
    alla percezione del periglio,
    in un battibaleno,
    hanno intravisto
    l’Acheronte e lo Stige,
    farsi loro incontro
    per un evento,
    ormai inevitabile,
    dovuto alla umana
    insipienza
    ed alla stupidità
    d’un rituale,
    inutile e meschino,
    reiterato,
    di volta in volta,
    fino all’immancabile
    catastrofe,
    procurata da chi,
    fuori dal mondo,
    si crede
    padrone, “dispotico”,
    della vita degli altri,
    quasi fosse monarca,
    affetto da insavia
    e dedito alle futilità
    delle feste “cortigiane”,
    quale fu, ad esempio,
    a fine ‘700,
    l’ineffabile Antonietta,
    che suggeriva,
    con odioso sarcasmo,
    di dare “brioche”
    a chi chiedeva pane.

    E se i morti,
    sono vittime innocenti,
    da ricordare,
    da commemorare,
    da onorare,
    quantomeno come monito,
    per altri che comandano
    in mare,
    non va neppure dimenticato
    Il fellone,
    che le ha sulla coscienza
    tutte quante
    (anche se il peso
    non sembra sentirlo),
    ché, potendo,
    comunque salvarle,
    non ha nemmeno
    mosso un dito,
    per ordinare,
    finch’era a tempo,
    il “si salvi chi può”.
    Un tale fellone
    che, non pago
    di questo “delitto”,
    dopo aver,
    concitatamente,
    parlato al telefono
    con i suoi padroni,
    (perché i capitani
    da strapazzo,
    hanno padroni
    ed … interessi
    da difendere
    e salvaguardare,
    ben più e prima
    dei passeggeri),
    è, subitaneamente,
    sceso, ratto ratto,
    tutto azzimato
    e munito di computer
    (con chi sa quali segreti),
    dal relitto,
    ch’è diventato bara
    e catafalco
    per decine d’altri.

    Si commemorino,
    dunque,
    doverosamente
    …. si commemorino
    le vittime,
    che sole sanno,
    quanto è loro costato
    morire,
    ma, per carità,
    non si dimentichi
    la colpa, infame,
    perché dovuta
    all’esibizionismo,
    da cialtroni,
    d’un comandante,
    cui, “Capitani coraggiosi”
    Di Rudyard Kipling,
    è, ben più,
    d’un contrappasso.

  5. Davvero bello e totalmente condivisibile il messaggio di ricordo della straordinaria azione di solidarietà compiuta dalla gente del Giglio in quella eccezionale notte del Gennaio di tre anni fa così come trasmessoci con questo post dalla bravissima Redazione di GiglioNews.
    GigloNews, un piccolo grande giornale telematico locale di cui siamo profondamente orgogliosi tutti noi maremmani che ha saputo fronteggiare e sostenere un impressionante impegno informativo anche a livello internazionale non solo per quella imprevedibile notte ma anche per tantissimi giorni mesi e anni a venire fino ad oggi permettendo a migliaia di lettori di tutto il mondo di partecipare direttamente a quella straordinaria concatenazione di eventi scatenatasi per un incredibile decisione del destino sulla nostra piccola e periferica realtà locale.
    Grazie meravigliosi Gigilesi e grazie ancora a Voi di GiglioNews per tutto quello che avete fatto a futura incancellabile memoria di tutti noi.

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