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Il Teatro dell’Isola presenta “Le Avventure di Peppino”

Il Teatro dell’Isola presenta “Le Avventure di Peppino”

Il Teatro dell’Isola di Pietro Buttarelli, anche quest’anno, ha il piacere di comunicare che, da mercoledì 8 luglio, sono iniziate le rappresentazioni teatrali de “Le Avventure di Peppino”, commedia gigliese “puramente casuale”.

Saremo felici di ospitarvi nella sala consiliare presso la Rocca Aldobrandesca a Giglio Castello ogni mercoledì alle 22:00 per passare insieme una piacevole serata.

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    No!, non può passare senza un commento, l’iniziativa teatrale “Le avventure di Peppino”!
    Se non altro perché costituisce un “prodotto” gigliese “autoctono”, ovvero l’espressione di uno spettacolo filodrammatico, che, per chi ha la fortuna, ancora di conservarlo, rispetto ai bei tempi “andati” della tradizione, conferisce un grande spessore culturale d’indubbia caratura per chi se ne “nutre”. Nella fattispecie, forse, forzando un po’ la mano, addirittura più dell’Ansonico e del Panficato, per rimanere in campo “alimentare”.
    Perché azzardo questo paragone?
    Azzardo il confronto perché è un dato di fatto inoppugnabile che, una volta, in molti paesi, a prescindere dal “Carro di Tespi” (Teatro ambulante), che, di tanto in tanto, li visitava, la gente di queste piccole comunità socio-economiche, grazie alle doti intuitive e d’iniziativa di qualche “maggiorente” (inteso in chiave culturale), con la passione del teatro, ed alle specificità caratteriali di qualche “paesano” munito di disinvoltura, prestanza fisica, “scilinguagnolo” più o meno forbito, gestualità comunicativa, motilità espressiva, etc., etc., provvedeva a costituire e consolidare un “aggregato recitativo”, che, via via, si cimentava nel campo della drammaturgia, sia riprendendo e riproponendo i “classici” d’ogni genere e specie, sia allestendo “canovacci” vernacolari, su cui era data facoltà d’improvvisare (la massima espressione del Teatro dialettale, che, per primo ebbe ad accedere alla televisione, furono, a suo tempo, le compagnie degli impareggiabili Gilberto Govi, Genovese, e “Checco” Durante”, Romano).
    Da queste cosiddette “Filodrammatiche”, che tuttora, come nel caso del Giglio, con Il Teatro dell’Isola “Pietro Buttarelli”, esistono, sono, tra l’altro, usciti grandi attori, sia comici che drammatici.
    Grandi attori che, nel corso della loro vita di successi, non hanno mai mancato d’informare i loro “aficionados”, d’aver cominciato a recitare sugli “assiti” d’una qualche Filodrammatica.
    A volte, questi “nuclei teatrali”, dietro lo stimolo di qualche appassionato professore e la disponibilità dei vertici degli Istituti, nascevano addirittura all’interno delle Scuole superiori, con la specificità di costituire un arricchimento culturale del “palinsesto” educativo “comminato” dal Ministero.
    Ed è stato grazie ai buoni successi ottenuti in ambito provinciale, che la Filodrammatica del Ginnasio di Orbetello (Regista o Capocomico, il professor Pietro Salvucci; Preside, la professoressa Ester Daneo-Andreoli, ambedue insegnanti di lettere ed ambedue “scomparsi”), di cui ero uno degli attori, “regalò” alla Compagnia, una vacanza ad Isola del Giglio, ai tempi in cui, la luce elettrica veniva “staccata” a mezzanotte, l’acqua era imbevibile, l’Ansonaco straordinariamente buono e, per giungere, come dire, in fretta, al Castello, ci si serviva di scorciatoie che imponevano inerpicate mozzafiato (quella di cui ci servimmo incrociava alcune grosse piante di “Gelsi mori”, dei cui frutti facemmo incetta al punto che, macchiatici di rosso in tutto il corpo, al ritorno al Demos Hotel, ancora in via d’ultimazione, in cui eravamo alloggiati, la signorina, che “rifaceva” le camere, credendoci feriti, si mise ad urlare).
    Ma torniamo al Teatro dell’Isola “Pietro Buttarelli” con il suo spettacolo “Le avventure di Peppino”, cui purtroppo, Mercoledì scorso, non ho potuto assistere.
    Ebbene, anche se, in passato, altre volte m’è capitato di non essere presente ad altre rappresentazioni di questa compagnia, che, ben diretta e farcita di bravissimi interpreti, nel corso dell’Estate, con vero sacrificio ed indubbia professionalità, come del resto è nella sua tradizione, immancabilmente allieta le “stanche” giornate dei residenti e del tanti “vacanzieri”, pur tuttavia, questa mancata “occasione”, mi rammarica più delle altre.
    Mi rammarica assai, perché, se non ho letto male nel “preannuncio”, graficamente assai accattivante (con quella specie di “pinocchio” che corre, ad ampie, lignee, falcate sul profilo del’isola, quasi fosse fatto di onde increspate, sotto la canicola di due soli, l’uno nell’altro, ed il lento e placido volare di tre “gabbiani reali” come quelli del compianto Caponi, cui mancava soltanto, quale piovra incombente, un robusto cespo d’agavi sisalane in primo piano), nella fattispecie, s’è tratto di uno spettacolo relativo ad una storia tutta “gigliesa”, ovvero scritta, diretta, allestita e recitata da gente del Giglio.
    Gente tra cui, non se ne adontino gli altri, mi piace ricordare (per conoscenza personale), quali protagonisti dell’evento rappresentativo, ovvero “una commedia gigliese puramente casuale”, tenutosi nella splendida sala della Rocca Pisana, il regista ed il suo aiuto, rispettivamente Andrea Giannoni e Rossella Cossu (di cui, tra l’altro, rammento la grande cortesia quale “bigliettaia” di non ricordo quale compagnia di navigazione), la costumista Giovanna Biagini, gli attori Guido Cossu, Massimo Stefanini, Margherita Brizzi, Riccardo Giusti, detto Sirpe, ed Eugenia Schiaffini, nonché Rosa Mattera della Direzione tecnica.

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