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Alla Caletta del Saraceno (Bansaracino)

Alla Caletta del Saraceno (Bansaracino)

Teneri
quei raggi rosati
del mattino
baciati dalle onde
lungo lo Scalettino

colorano lo scoglio
usato dal cemento
Colorano la sabbia
e in cuor
nessun lamento

solo quel rimescio
di acque alle murene
quel passo eterno e giusto
del mar
che l’onda tiene

In quel silenzio ameno
seppure indaffarato
l’uomo
sentiva in sé
l’ardore del creato

E tu, Natura intatta
che soggiornavi fiera
accompagnavi
gl’ animi
nel tardo
della sera

Oggi
rivolgi contro
gli artigli tuoi feroci
Inconsapevolmente
urlando quelle voci

Che sanno di ferite
date
ad un mondo antico
un giorno rivoltato
Un giorno tanto amico.

Palma Silvestri
29 Ottobre 2018

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3 commenti

  1. BRAVA PALMA, è IL MINIMO CHE SI POSSA DIRE qui nei commenti. Il rapporto tra il mare e la terra che lo delimita è “SERENO VARIABILE” come il titolo di una trasmissione televisiva molto conosciuta. SERENO sui luoghi che lui stesso ha contribuito a formarsi (pensa alle grandi spiagge e anche quelle dell’Isola Amata come il Campese e le altre più piccole ma meravigliose), VARIABILE e per lo più “arrabbiato, contro le infrastrutture create dall’uomo impavidamente: Porto Arturo, molo rosso, sabbia aggiunta alla marina del porto e allo scalettino, camminamento nella caletta del Saraceno ……

  2. Vorrei, tramite la Vs redazione, far giungere alla gente e alle Istituzioni del Giglio la nostra vicinanza per la violenza e i danni subiti dall’ isola nella mareggiata del 29 ottobre.
    Un particolare pensiero alla disastrata caletta del Saraceno – nostro abituale luogo di meditazione – perché torni presto risanata.

    Angela e Bruno Begnotti

  3. Gian Piero Calchetti

    Brava e tempestiva, come sempre cara “Silvestra”. Purtroppo la natura, siccome abbiamo inquinato tutto, mare, cielo e terra, si rivolta al punto che qualcuno gia’ s’aspetta la fine del mondo, al cospetto di terremoti, di venti che sradicando alberi a centinaia e li sbattono come clave su macchine e passanti, che scoperchiano case e fabbriche, facendo volar via i tetti alla stregua di fuscelli, mentre gli tsunami invadono la terra ed i fiumi esondano, invadendo le aree di barena, ché la furia del mare impedisce di riversar le piene. Forse, cara amica, non possiamo piiù redimerci tornando indietro, in quanto il degrado, ormai innescato, forse è irreversibile. Ed a noi, poeti non resterà che, “cantare” d’un crepuscolo che, inesorabile, s’avvia a diventar notte. Ciao ed ancora una volta, complimenti!!!

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