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La casa della maestra

La casa della maestra

Non voglio fare uno dei soliti pezzi moralisti sul degrado della nostra epoca evocando i vecchi valori della gentilezza, dell’onestà, del rispetto delle regole e delle persone. L’immondizia davanti alla casa di mia suocera fa semplicemente schifo: puzza, è brutta da vedere, ingombra il passaggio. Chi è che si permette di scaricare qualsiasi rifiuto davanti al cancello di un giardino e di una casa, fregandosene totalmente che li abitano delle persone, una persona in particolare, una quasi centenaria nata al Giglio nel 1920, che ha fatto da maestra elementare ad almeno tre generazioni di gigliesi dal 1945 al 1980, che vive sola e, vista l’età, non è capace di difendersi da questi soprusi? E chi è che passa lì, ogni giorno, e fa finta di niente, magari pensando che la cosa non lo riguardi? Chi pensa che questo schifo sia normale? È dall’estate scorsa che tolleriamo questo schiaffo quotidiano, che Via Thaon de Revel 44, con il piazzale e la spiaggetta pubblica antistanti, sono diventate la discarica del Porto nell’indifferenza generale. Mio suocero, che purtroppo non c’è più, e che fu colui che costruì e gestì l’Hotel Demos negli anni Sessanta, nel 1975 piantò proprio al margine di quella spiaggetta cinque piccole palme, pensando al futuro di tutti quelli che le avrebbero ammirate una volta cresciute in altezza e rigogliosità, e che si sarebbero potuti ristorare nella frescura della loro ombra, disegnando nella sua mente generosa un modo per abbellire ancor più il paesaggio gigliese e italiano. Ed ecco la ricompensa che riceve la sua sposa rimasta sola al tramonto della vita: una montagna di rifiuti davanti alla porta di casa. La vecchina è ancora in gamba, si alza prestissimo tutte le mattine, si lava, si veste, sistema la camera, si prepara la colazione, e poi, se il tempo è mite, esce in giardino a spazzare e a godere ancora un poco della brezza marina, dei colori del mare e del cielo, come in una preghiera continua a celebrare il dono della vita. Se vuole andare a gettare la sua minuscola busta della spazzatura, rischia di inciampare nel mucchio di robaccia davanti al suo cancello, e allora si ferma e torna indietro. Presto arriveranno i nipoti, ma non solo loro, anche tutti gli altri bambini gigliesi in vacanza, e i turisti, che vedranno l’entrata della sua casa, vedranno il piazzale e l’unica spiaggia sabbiosa del porto, e si domanderanno: i rifiuti si abbandonano davanti a questo mare bellissimo? Non c’è tempo per le risposte, meglio tornare in casa e continuare a pregare.

Caterina Salabè Cavero

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