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Uccisione del cane Hollie: il Carabiniere andrà a processo

Uccisione del cane Hollie: il Carabiniere andrà a processo

Il giudice respinge la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura

Prosegue la vicenda giudiziaria relativa all’uccisione del cane Hollie a Giglio Porto lo scorso 4 Ottobre per mano di un Carabiniere con la sua pistola d’ordinanza. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione, sia per il militare che per la proprietaria denunciata a sua volta per lesioni personali, formulata dal PM della Procura di Grosseto che aveva considerato l’accaduto “uno spiacevole e triste episodio” concludendo che non sussistevano “condotte penalmente rilevanti da parte di ciascuno degli indagati” tali da sostenere un’accusa in giudizio. 

Il Gip invece ha disposto il procedersi alla formulazione dell’imputazione per il Carabiniere in relazione al delitto di uccisione di animale senza necessità e ha dichiarato la propria incompetenza rispetto al delitto di lesioni personali lievissime imputato alla proprietaria del cane, trasferendo la decisione sull’archiviazione della posizione di quest’ultima al competente Giudice di Pace.

Motivando la decisione di rinvio a giudizio, il Magistrato ha analizzato in dettaglio la condotta del militare e quella della proprietaria di Hollie.

Per quanto riguarda il Carabiniere il Gip ha insistito sull’uccisione “senza necessità” ritenendo che prima di uccidere l’animale con 2 colpi in successione il militare avrebbe potuto tentare qualche gesto utile a liberarsi dall’aggressione come ad esempio urlare per spaventarlo, chiedere aiuto al collega presente, colpirlo in maniera dolorosa ma non letale magari scaraventandolo a distanza con un brutale calcio o addirittura usare la stessa pistola come scacciacani sparando in aria.

Rispetto alla condotta della proprietaria, che il magistrato considera “tutt’altro che estranea” al consumarsi della tragedia, il Gip scrive che avendo “perfetta conoscenza e solidissima esperienza del carattere fastidioso e mordace della bestiola”, perseverava nella “incivile ed illecita condotta” di condurla in luogo pubblico senza legami o museruole così da consentirle non soltanto di recare molestia e danni a terzi, ma anche di esporsi al prevedibilissimo pericolo delle conseguenti reazioni delle persone molestate o danneggiate.

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