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Coronavirus: fotografia al 20 aprile delle imprese isolane

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Coronavirus: fotografia al 20 aprile delle imprese isolane

Il consorzio delle imprese sta seguendo l’evoluzione dei complicati eventi connessi alla pandemia covid, cercando per quanto possibile di capire quale sia l’interpretazione più corretta per affrontare la prossima stagione turistica che presenterà caratteristiche del tutto nuove e porrà problematiche fino a ieri inaspettate.

Siamo tutti in attesa di ricevere buone notizie dal fronte sanitario e siamo vicini a tutte le persone colpite e a chi oggi è in prima linea per combattere questa “guerra”. D’altra parte, immediatamente dopo il primo problema che è quello della salute, è per noi importante preoccuparci anche della salute della nostra unica fonte di sostentamento che sono le nostre aziende e con esse tutti quelli che oltre a noi, direttamente o indirettamente, ci lavorano.

Per fare questo, in via preliminare, abbiamo ritenuto corretto fare un piccolo ma significativo sondaggio alle imprese dell’isola, intervistandone un campione che racchiude in se un po’ tutte le tipologie di attività dedite al turismo.

Dalle 53 imprese intervistate abbiamo tratto alcuni dati ed informazioni che riteniamo importanti e che ci sono serviti per elaborare meglio le nostre considerazioni.

Da parte di tutti vi è la consapevolezza di confrontarsi con qualcosa di ignoto, di potenzialmente complicato da gestire e che richiederà anche notevoli sforzi economici perché la già ridotta stagione balneare viene oggi messa ancora più in difficoltà dai ritardi causati dai blocchi delle attività e alle modalità con cui ogni lavoro dovrà essere svolto.

L’applicazione delle necessarie norme per il distanziamento sociale in attività come bar, ristoranti, alberghi, spiagge, negozi al dettaglio ed altri, comporterà delle sensibili riduzioni degli scambi commerciali e obbligherà ogni attività, in base ai propri spazi, a calcolare il numero massimo di persone in grado di essere gestite in sicurezza.

Da queste prime considerazioni derivano i primi elementi che abbiamo posto all’attenzione dei commercianti, ovvero:

  • per le 53 attività intervistate, confrontando i mesi di apertura che queste hanno avuto nel 2019 e quelli che ipotizzano per il 2020 abbiamo registrato un saldo negativo di 113 mesi. Ovvero queste 53 attività commerciali, complessivamente, svolgeranno 113 mensilità in meno di lavoro (434 nel 2019 e 321 nel 2020).
  • le stesse attività dichiarano di aver impiegato per il 2019 ben 257 persone, mentre le stesse ipotizzano che per il 2020 ne occuperanno 152 con la perdita stimata di 105 posti di lavoro

Rispetto al campione esaminato, in termini percentuali siamo ad una ipotesi di perdita di circa il 26% dei mesi lavorativi e a circa il 41% dei posti di lavoro. Si tratta di dati stimati ed approssimati, ma ciò significa una forte contrazione della stagionalità; rimangono al momento “salvi” i mesi di alta stagione, se pure avranno un andamento più contenuto; il dato sui posti di lavoro può invece ritenersi netto.

Questi elementi ci danno una prima quantificazione del ridimensionamento a catena provocato dalla situazione covid e dell’impatto sui redditi che ne consegue. A questa stima poi andrà aggiunta anche la conseguente riduzione delle spese per i lavori di migliorie che solitamente vengono messi in atto nell’inverno seguente e la difficoltà per tutte le famiglie di passare un secondo inverno. Siamo consapevoli che la quantificazione reale potremo averla solo a fine anno.

Le imprese hanno anche testimoniato la propria preoccupazione in riferimento alla situazione economica ed è risultata praticamente unanime la richiesta di sostegno da parte della pubblica amministrazione (Stato, Regione e Comune ognuno per propria parte) in termini concreti e immediati. Quello che è risultato in modo inequivocabile è che il sistema delle imprese si aspetta un aiuto determinante e concreto da parte della pubblica amministrazione, non solo in termini economici, ma anche burocratici.

In diversi hanno sollevato il problema dei costi legati ai trasporti marittimi.

E’ stato segnalato il problema degli affitti sia da parte dei proprietari dei fondi che da parte degli affittuari, in quanto a causa del fermo delle attività e del minor lavoro, i primi rischiano di non riscuotere (a fronte di fatture emesse su cui stanno già pagando l’iva) ed i secondi rischiano di non poter pagare le cifre pattuite a causa del minor fatturato. D’altro canto e per quello che ci è stato possibile comprendere, anche le misure di compensazione fiscale non riguarderebbero tutte le tipologie di affitto.

Da parte di molti negozianti ci è stata segnalata la difficoltà di aver già provveduto ad ordini e pagamenti importanti effettuati prima del verificarsi del covid, senza possibilità di restituzione di parte delle merci ai relativi fornitori.

In molti, soprattutto gli albergatori hanno segnalato le preoccupazioni circa la responsabilità di gestire in sicurezza loro stessi, i dipendenti e i turisti attraverso l’applicazione di tutti i dispositivi normativi che sono usciti negli ultimi mesi e che si aggiungono ai già numerosi adempimenti di carattere burocratico esistenti.

La luce in fondo al tunnel c’è ?

Secondo noi si, e molto dipenderà anche da noi stessi e da come sapremo organizzarci, sia seguendo le linee guida nazionali e regionali, ma anche applicando, attività per attività e a livello pubblico una corretta e calibrata disciplina che abbia come primo scopo quello di mettere in sicurezza i lavoratori, i turisti e il resto di residenti che non hanno a che fare con il turismo.

Probabilmente questo significherà dover lavorare con numeri minori di turisti, organizzare gli spazi, prevedere e già sapere come gestire eventuali situazioni di emergenza. Quando sarà possibile parlare di vacanze, dovremo essere capaci di mettere al primo punto l’organizzazione aziendale e del territorio tale da far svolgere le vacanze in sicurezza a chi verrà e a chi lavora e risiede al Giglio.

L’abilità di ogni commerciante in questa fase è quella di riuscire a calibrare l’impegno economico in termini di forza lavoro e allestimenti in funzione di una stagione con caratteristiche non completamente note. La difficoltà per ogni impresa è affrontare spese certe a fronte di ricavi al momento incerti.

Per questo sarà determinante l’impegno di ogni singolo, ma anche la capacità di fare rete e sistema non solo tra imprese, ma anche tra imprese e pubblica amministrazione ed in primis tra imprese e Comune.

Per chi fa turismo estivo, vi è oggi una fase molto delicata che è quella di fine inverno dove molte “casse” sono completamente vuote, dove vi sono imprese che solitamente potevano iniziare la stagione grazie agli anticipi sui soggiorni o sulle prime presenze dovute alla Pasqua e al mese di maggio, risorse sulla quali invece oggi non possono far conto.
Vi è alle porte una stagione ignota e ogni giorno ascoltiamo notizie circa importanti aiuti che verranno dati, ma tra oggi e il momento in cui questi ipotetici aiuti arriveranno, può darsi che in molti non ce la facciano.
E’ in questo preciso punto che occorre intervenire. Perché ogni mese arrivano bollette e pagamenti di vario tipo. Abbiamo appreso la notizia che il Comune varerà una serie di agevolazioni in tal senso e di questo siamo soddisfatti e attendiamo l’atto con cui ciò sarà approvato e auspichiamo che tutta la spesa ritenuta non strettamente necessaria alle funzioni prioritarie e all’apparato sanitario sia indirizzata al settore produttivo locale.

Forse, se uno facesse il conto matematico, per una impresa, la differenza spicciola tra stare aperto con difficoltà di vario tipo e stare chiuso non sarebbe molta e qualcuno potrebbe facilmente optare per la chiusura, ma invece, a parte un paio di attività propense per la chiusura, la quasi totalità dei commercianti ci ha in sostanza detto “faremo la nostra parte, nelle modalità e nei tempi che ci saranno consentiti”.

Questo per noi è fondamentale perché la stagione 2020, anche per le imprese che per natura e legge devono produrre reddito, va intesa principalmente come “resistenza e impegno civico”. Ogni attività, se può, anche in forma ridotta o ridimensionata, dovrebbe restare aperta.
Il mantenimento del servizio, anche minimale, e il salvataggio di ogni posto di lavoro in più è un tassello importantissimo in questa lotta complessiva che stiamo conducendo. Se da un lato chiediamo giustamente gli aiuti pubblici, dall’altro vogliamo dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte.

Se saremo bravi a fare questo e se ciò sarà reso possibile dalla situazione che avremo tra 1-2 mesi, potrebbe anche verificarsi un modo nuovo, diverso e riscoperto di fare turismo e ciò, anche se nato sotto i peggiori momenti, potrebbe essere un punto di ripartenza; di questo siamo convinti e siamo convinti che il nostro territorio abbia le caratteristiche per farlo.

Questa è una fotografia della situazione ad oggi e quanto abbiamo rilevato non ha il senso di assoluta certezza di come andranno le cose; sono molte le variabili in gioco e l’evoluzione della pandemia da un lato, quella economica e delle norme dall’altro potrebbero nel breve-medio periodo individuare altri scenari. Il dato però che possiamo trarre è che se le condizioni lo permetteranno, ci saremo.

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Un commento

  1. Vengo al Giglio da tempo immemore. Ho anche una casa che vivo quando posso. Dunque un rapporto di grande affetto per l’isola. Come tutti i cittadini del mondo, oggi più che mai frase non retorica ma vera, sono stato colpito da questa vicenda in tutti gli aspetti della mia vita. La famiglia, il lavoro le relazioni. Tutto complicatissimo e tutto diverso da ieri. Ieri non tornerà più. Ci aspetta un domani pieno di incognite. un domani in cui vincerà chi non si attarderà a provare a ricominciare come prima. Leggo molto e molti studi che proiettano ipotesi sociali ed economiche sul futuro. Lo faccio perchè da imprenditore devo trovare una soluzione alla crisi della mia azienda. Tutte concordano su un dato: la domanda di consumo, le modalità di rapporti e di necessità personali e collettive cambieranno. Soffriremo in questa strana transizione. Un’isola soffre anche di più perchè non è e non sarà “attraversata” dai flussi generali che si determineranno in altri parti del Paese e del mondo.
    Una difficoltà che potrebbe rivelarsi una occasione. Qualcuno di voi pensa che per i prossimi due o tre anni si rivedranno frotte di turisti ferragostane al Giglio?
    Boeri, il noto architetto del verde verticale oggi faceva una provocazione. Il nostro futuro sarà nei piccoli borghi medievali dell’Italia. Questa frase in realtà contiene e sintetizza molto di quanto affermano gli studi di proiezioni future. Allora credo sarebbe l’ora di studiare una nuova immagine del Giglio. Una nuova offerta. Il borgo del mare, biologico, a emissioni zero, plastic free, non inquinante e sereno. Sereno, l’aggettivo che farà più gola insieme a sicuro.
    Ci sono tutte le condizioni per tentare questa carta e anche, volendo, molti soldi. Già molti soldi per un progetto pilota in una condizione unica: un’isola. Ma qui è proprio il caso di dire che chi primo arriva mangia tutto.
    Un augurio sincero
    Aldo Piccarreta

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