DAL BUIO DEL NAUFRAGIO ALLA LUCE DELLA SOLIDARIETÀ: LA LEZIONE DEI GIGLIESI
Nel giorno del XIVmo anniversario del naufragio della nave da crociera Costa Concordia, l'Isola del Giglio si ferma. Si ferma nel silenzio rispettoso del ricordo, nel ricordo indelebile che non si è mai cancellato, nel dolore composto dei familiari delle vittime, nella consapevolezza che la memoria è importante quanto la necessità di guardare avanti, come scrissi qualche anno fa e come oggi sento di ripetere a tutti noi.
Un Consiglio comunale del 2016 ha istituito la Giornata della Memoria delle vittime della Concordia, accogliendo e rispettando la volontà dei cittadini. Una scelta che riconosce ufficialmente ciò che la comunità gigliese non ha mai smesso di custodire: il ricordo delle vittime, la vicinanza alle loro famiglie e la responsabilità morale di non dimenticare.
Quella gelida notte di gennaio ha segnato in modo profondo la storia dell'isola. In quelle ore drammatiche, i cittadini del Giglio seppero dare prova di un coraggio e di una generosità straordinari: abbandonarono le proprie abitazioni nel cuore della notte, si riversarono in strada, offrirono riparo, conforto e aiuto alle migliaia di passeggeri coinvolti nelle convulse operazioni di salvataggio.
Il ricordo di quegli istanti, i volti smarriti dei naufraghi, la paura e allo stesso tempo la determinazione di chi soccorreva, rimarranno per sempre impressi nel cuore della popolazione gigliese.
Gli attimi più bui della nostra storia furono illuminati dalla generosità di un'intera comunità. Da tutto il mondo arrivarono attestazioni di stima e riconoscenza, e nacque allora l'espressione "orgoglio gigliese", non come vanto, ma come riconoscimento di un agire spontaneo, umano, profondamente civile. E nel rispetto della ricorrenza e nel ricordo delle vittime oggi tutta l'isola si ferma nella preghiera. Il dolore delle famiglie è ancora vivo, e ce lo ricordano anche a noi ex amministratori che, insieme ai cittadini, in quella notte fredda di gennaio, riuscimmo ad organizzare i primi soccorsi tra difficoltà immense e decisioni prese in pochi attimi. La memoria di un'isola non ha ceduto minimamente al passare del tempo.
Questa ricorrenza, vissuta in una dimensione sobria e raccolta, assume un significato che va oltre il semplice ricordo, un significato più ampio, più terreno. È un monito. Ammonisce l'uomo sugli effetti luttuosi dell'agire con superficialità e, allo stesso tempo, rammenta che l'essere umano è capace di gesti straordinari anche nelle condizioni più difficili. Ancora oggi possono verificarsi eventi impensabili che espongono a rischio la vita di innocenti quando l'azione umana non è accompagnata da prudenza e buon senso. Siamo ancora angosciati da quanto accaduto a Crans-Montana nei giorni scorsi: un'ulteriore strage causata dall'irresponsabilità umana.
Non bastano pene ancora più severe da comminare ai reati. Serve qualcosa di più profondo: una nuova consapevolezza, una responsabilità realmente responsabile, che metta al centro la sicurezza, il rispetto delle regole e il valore non negoziabile della vita. Ricordare le vittime del naufragio significa quindi non solo guardare indietro, ma assumere un impegno per il futuro. Perché la memoria, quando è autentica, non è mai sterile: è una guida, una coscienza vigile, un dovere collettivo.
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