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Il sito neolitico della Cote Ciombella: una bufala?

Il sito neolitico della Cote Ciombella: una bufala?

In merito alla notizia dei giorni scorsi relativa all’inaugurazione del nuovo percorso storico della Cote Ciombella, riceviamo una breve nota autografa del Prof. Mario Brandaglia che sembra smentire l’attribuzione del sito al periodo preistorico del Neolitico.

mario brandaglia isola del giglio giglionewsChi è Mario Brandaglia – Il prof. Brandaglia, studioso e ricercatore isolano, opera sul territorio dell’isola da oltre 35 anni, attuando sul campo prospezioni e raccolta di materiale archeologico e preistorico. E’ membro del gruppo di ricerca preistorica “Studi per l’Ecologia del Quaternario” dell’Università di Firenze diretto dal Prof. Edoardo Borzatti von Lowënstern nel cui laboratorio ha condotto analisi e studi sui materiali raccolti. I risultati di tali ricerche sono stati  condensati in oltre 40 fra note di studio, relazioni, interviste televisive, video, pubblicazioni, memorie. Fra le ultime si ricorda quella dell’anno 2012 relativa alla prima mappa archeologica dell’Isola del Giglio, che rappresenta una tappa saliente delle sue ricerche sul territorio ed un riferimento fondamentale per qualsiasi indagine o studio sullo stato storico e preistorico dell’isola.

Considerando il calibro dello studioso, con particolare riguardo allo specifico settore dell’archeologia della nostra isola, siamo sicuri che la sua nota, che di seguito pubblichiamo, susciterà qualche dubbio e qualche polemica tra gli addetti ai lavori. Per questo fin da subito la nostra redazione si mette a disposizione di chiunque voglia replicare con valide argomentazioni all’analisi del prof. Brandaglia.

cote ciombella itinerario storico archeologico isola del giglio giglionewsLa nota – “Mi giunge notizia che in data 7 di questo mese sono stati presentati itinerari archeologici riguardanti alcune località dell’isola. Nell’occasione, come riferiscono alcuni cittadini presenti all’evento, sembra sia stato citato più volte ed in maniera assai vaga il mio nome, facendo apparire la mia persona come una figura astratta che nel passato aveva  svolto non meglio precisati studi od interessi relativi alle due località. Mi preme precisare un primo ed essenziale punto, affermando che sotto il profilo preistorico, lo scrivente è stato lo scopritore di quelle zone, e non solo, conducendovi prospezioni che portarono alla raccolta di materiali litici e ceramici. In ordine cronologico, detti notizia del rinvenimento del complesso megalitico della Buzzena nell’anno 1988, trascrivendo una breve nota sul periodico “Studi per l’Ecologia del Quaternario” nella rubrica “Attività e Comunicazioni”, limitandomi a citarne la presenza nella parte Sud Occidentale dell’Isola omettendo, ovviamente, di trascriverne la località per ragioni di sicurezza e di tutela del sito. Nel trafiletto annotai qualche descrizione sommaria del luogo e dettagliate indicazioni sulla posizione dell’oggetto monolitico ed altre notizie relative la zona di giacitura, pubblicando anche una fotografia in bianco nero del complesso architettonico.

Lo stesso argomento è stato ripreso nel 2012 in un’altra mia nota, apparsa nel medesimo periodico, in cui ho cercato d’interpretare il complesso megalitico come un Menhir, senza tuttavia ascriverlo ad una precisa corrente culturale o dargli una collocazione cronologica ben definita, per la insufficiente quantità di elementi litici o ceramici raccolti nella zona. 

Le stesse precisazioni fatte sopra, valgono anche per la Cote Ciombella. Vorrei informare gli interessati che nella letteratura  isolana, non vi è alcuna notizia che possa collegare le località citate alla preistoria e non vi è alcuna persona, compreso lo scrivente, che nel passato o di recente vi abbia condotto scavi sistematici, quindi studi sui probabili materiali rinvenuti.

Il suggestivo complesso dei naturali macigni granitici della Cote Ciombella, presenta in una o due delle parti basali, alcuni aggetti che potrebbero essere stati utilizzati come probabili ripari. Notizie tramandate oralmente, lo descrivono come stazzo per le capre, mentre nel periodo delle mie prospezioni era adibito a porcile e recentemente a discarica. In due mie pubblicazioni dal titolo “Da Giglio Castello alla discarica delle Porte”, una pubblicata nel 1991 e l’altra nel 2012, con il titolo Cote Ciombella, accenno al rinvenimento di alcune schegge e strumenti litici in quarzo, in ossidiana in selce ed alla presenza di  frammenti ceramici d’impasto grossolano, tra cui un piccolo  pezzo di probabile ceramica impressa. Non ho mai parlato della Cote Ciombella come un sito Neolitico e va detto che allo stato attuale delle ricerche non vi è alcun elemento scientifico o note di studio  già pubblicate che possano indurre qualsiasi serio studioso a confermare una simile avventata e quanto mai fantomatica supposizione. Allo stato attuale delle ricerche posso affermare con assoluta certezza scientifica che il solo sito neolitico presente sull’isola è rappresentato dai manufatti litici e ceramici in un deposito delle Secche, da me scoperto, da me recuperato, studiato, pubblicato ed interamente consegnato alla Soprintendenza Archeologica di Firenze.

Prof. Mario Brandaglia”

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    COGITO, APPAREO, PAREO

    Non so, non intendo
    se “Cote Ciombella”,
    che pure è assai bella,
    “De iure condendo”,
    secondo Brandaglia,
    che, di faglia in faglia,
    l’ha tanto esplorata,
    poss’ esser “nomata”
    più o men “neoliticata”.

    Qualcosa ha trovato
    di sasso scheggiato,
    di selce “acconciata”,
    d’ossidiana sfregata,
    di ceramiche impresse,
    catafratte e lì messe,
    come se l’antenato
    che c’aveva abitato,
    non avesse spazzato.

    E se pur l’antenato,
    ch’era un “trasandato”,
    non c’avesse abitato
    ma ne avesse abusato,
    qual ricovero a capre
    od a simil bestiame
    per raccogliere strame,
    mi basta e mi s’apre,
    senza farlo apposta,
    un’ardita risposta:

    se Cartesio affermò,
    che per esse’ e senti’,
    basta appena pensare
    anche sol per un dì, (1)
    ch’altri, poi, confutò,
    dopo tanto studiare,
    fino a dir, lì ‘per lì,
    “vero è quel ch’appare”, (2)
    rispettando il sapere
    della storia del Giglio,
    tutt’un bel “visibiglio”,
    io a questa m’appiglio
    qual voler popolare
    per poter validare
    ch’”è sol vero ciò che pare”. (3)

    1) Cogito, ergo sum
    2) Appareo, ergo sum
    3) Pareo, ergo sum

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