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Pulizia fondali: lo stato dei lavori

Pulizia fondali: lo stato dei lavori

Si è svolto lo scorso lunedì 5 Giugno a Giglio Castello l’incontro dell’Osservatorio per la pulizia dei fondali (a seguito della rimozione della Costa Concordia), con la popolazione gigliese. A distanza di 7 mesi dall’ultima assemblea pubblica del 7 Novembre 2016 , la presidente Sargentini insieme al sindaco Ortelli, al prof. Ardizzone dell’università La Sapienza e all’ing. Barizza della Micoperi hanno illustrato ai pochi presenti nella sala de I Lombi lo stato delle operazioni di bonifica dei fondali dell’area ex cantiere nei pressi di Punta Gabbianara.

Ad aprire l’incontro il sindaco del Giglio che ha stigmatizzato le false notizie “scandalistiche” apparse nei mesi scorsi sulla stampa che parlavano di “fondali devastati”. “Chi ha diffuso e fomentato queste falsità – ha detto Ortelli – oltre a non aver rispetto per chi sta lavorando e per le istituzioni che controllano le operazioni, non ha minimamente a cuore il bene dell’isola.”

Sulla stessa linea la presidente dell’Osservatorio Maria Sargentini che ha ribadito come nel procedere dei lavori di bonifica non ci sia nulla di anomalo e come lo stato dei fondali sia più che soddisfacente mentre eccellente risulti la qualità delle acque. Anche se c’è ancora da fare e da rimuovere ancora molto materiale, i normali imprevisti ed incidenti di percorso, come la scoperta di piccole zone in cui il cemento liquido al momento del riempimento dei grout bags è in parte fuoriuscito andando ad infiltrarsi nelle rocce granitiche, sono stati affrontati e risolti. “Non è mai venuto a mancare il ruolo di controllo dell’Osservatorio – ha detto la Sargentini – l’obbiettivo è fare il prima possibile senza però che la fretta pregiudichi la qualità delle operazioni. Abbiamo deciso che il cemento infiltrato negli interstizi rocciosi non sarà rimosso perché sarebbe impossibile farlo senza creare danni ai fondali con l’uso necessario di martelli pneumatici.” E rispondendo alla richiesta avanzata nei mesi scorsi dalla Minoranza consiliare la presidente ha concluso che “non c’è alcun motivo, secondo l’Osservatorio, per sospendere i lavori nella stagione estiva soprattutto perché è il periodo in cui le condizione meteo-marine consentono un più proficuo procedere delle operazioni”.

La parola è poi passata all’ing. Barizza, project manager della Micoperi, che ha illustrato in maniera estremamente professionale, attraverso la presentazione che vi proponiamo in basso, ciò che finora è stato fatto e ancora rimane da fare sui fondali di Punta Gabbianara. L’ingegnere ha voluto rispondere alle polemiche sul dilatamento dei tempi rispetto alle previsioni sottolineando come la delicatezza delle operazioni e l’impossibilità di stabilire a priori lo spessore dei sedimenti da rimuovere, non consenta una previsione certa della tempistica ma soltanto una stima che porta il traguardo di fine lavori al mese di Dicembre 2017, salvo ulteriori imprevisti. “Siamo un’azienda abituata a lavorare su grandi progetti – ha spiegato Barizza – con macchinari e metodologie industriali, in questo caso stiamo effettuando invece una vera e propria operazione chirurgica con tecnologie da testare di volta in volta. Molti blocchi di cemento frantumati devono essere rimossi uno per uno a mano dai nostri divers che non possono usare neanche le pinne per non provocare la torbidità delle acque. Per rendere l’idea della complessità è come se si dovesse tagliare l’intero prato dello stadio di San Siro con delle piccolissime forbicine da unghie!”

A concludere l’incontro l’intervento del prof. Ardizzone, biologo marino dell’Università La Sapienza di Roma. Attraverso l’interessante presentazione che di seguito vi proponiamo, l’esperto ha illustrato dal punto di vista scientifico lo stato dei fondali e delle acque nella zona interessata dal cantiere mostrando il corposo lavoro di supporto e controllo che i biologi stanno portando avanti in parallelo alle operazioni di bonifica. “L’ormai famoso cemento penetrato in alcuni anfratti rocciosi – ha voluto tranquillizzare Ardizzone – è inerte in quanto ormai solidificato. Abbiamo deciso di lasciarlo dov’è perché tra pochi mesi, al pari delle rocce granitiche in cui è ormai conglobato, sarà colonizzato da alghe ed organismi coralligeni. Del resto noi biologi siamo soliti immergere grandi blocchi di cemento nelle zone costiere sabbiose per favorire il ripopolamento ittico dei litorali.”

SCARICA LA PRESENTAZIONE BARIZZA – “MICOPERI” 
SCARICA LA PRESENTAZIONE ARDIZZONE – “LA SAPIENZA”

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