“Quel celeste sentiero”: poesia di Tonino Ansaldo

“Quel celeste sentiero”: poesia di Tonino Ansaldo

Una nuova poesia di Tonino Ansaldo che ancora una volta sceglie GiglioNews per presentarla ufficialmente ai gigliesi ed agli amanti della nostra isola. Per chi volesse leggere i versi pubblicati negli ultimi anni, può visitare l’apposita pagina LE POESIE DI TONINO ANSALDO.

Attraverso la poesia di oggi Tonino racconta a parole, con un sublime inno alla bellezza, la magia di uno scenario che a fatica le immagini riescono a trasmettere. Non è un semplice sentiero quello nascosto sotto gli eucalipti ma il collegamento tra la realtà ed uno scenario fiabesco, un “divin quadro” che “nessun balordo ladro” ci potrà mai rubare! Un breve tratto di strada incastonato tra le bellezze de Le Scole, Smeraldo, Cannelle e Capo Marino sul cui selciato il Poeta brama di percorrere l’ultima sua “scena di teatro”.

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QUEL CELESTE SENTIERO

Poco salendo
poco serpeggia
quel sentiero
sopra l’Arturo riparo.

Porta a Capo Marino
dentro una fiaba.

Dove …
eucalipti vivono
come pennelli in opera
e dipingono raggi
misti di verde
e d’azzurro salati.
Decide con forza il colore
marino il signore

Di luce coprendo
vicine nostre le Scole.
Di luce coprendo
nostro Smeraldo, così di colore.
Di luce coprendo
vicina la piaggia bambagia
dove stretta parente
è del mar, del sole.

Stanno
in fila incise
felici cento cortecce.
Come diari
coi nomi tra i cuori
di giorni lontani,
migliori.

Nessun balordo ladro
rubare potrà
nostro, questo divin quadro.

Lassù …
lungo quel tratto
che poco salendo
poco serpeggia
in ultima scena
mia di teatro
in cammino mi vedo
verso la porta di Simon Pietro.

Tonino, Giugno 2017

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Un commento

  1. Gian Piero Calchetti

    PREMESSA: Ho scritto questo omaggio a Tonino Ansaldo, cercando, in via del tutto sperimentale, di scrivere di lui, una prosa, in versi, senza cadenzarli, lasciando a chi legge, il compito di ritmarli in giusta misura, e, se gli piacciono, apprezzarli per quel che meritano.
    Prosa in versi, che intende esser un encomio per un grande poeta isolano, ancorché viva a Livorno.
    Poeta che, però, almeno così mi sembra, i Gigliesi non valorizzano abbastanza.
    Sperando che l’esperimento risponda ai gusti di chi legge. Ringrazio Giglionews che mi ospita e che, soprattutto, non manca mai, di farci leggere, sottolineandone l’importanza, le liriche di Tonino.

    Poeti si è perché si sente, si vede, e, poi, si scrive, da alme sensitive e “primitive”, che pur se non sono quelle del “demente”, stravedente, per solito la gente, che non crede al mistero della poesia e della pittura, pensa ad uno schiribizzo, a un gioco, a una iattura e così via, e non ad un raro dono di natura.
    Poeti si è e non si “doventa”, come, una volta, dicevano in campagna, quando, giustappunto, la polenta, da lenta si fa dura e ben si “magna”. Al pari di “sbinnonno”, “lavorommo”, oppure “andommo”, parole legate a una cultura di razza contadina, che ti fan pensare al bianco della brina, s’è fredda la mattina, ai campi da arare e sovesciare, ovvero alla guerra da scampare.
    Ciò che dice il poeta non è vero, in quanto è subliminato quel che gli altri danno per scontato, senza che, mai, abbiano accertato, se invece l’”artefatto” sia più vero, in quanto frutto di metriche derive, che un’animo sincero, tosto lo ricrea e lo rivive, per persone sensibili e giulive.
    Guardate, guardate quel che fa Tonino, nel suo “Sentier celeste”, ch’è divino. Squarcia un velo, ed è uno spettacolo, ti dice, quel che appare, e che, tosto, ti rivelo, appo il mare, e, mentre pian procedi, solo attraverso lui t’avvedi, che sole ed ombra, mare terra e cielo, son ben altri “arredi”, rispetto a quel che, da sempre, ormai, tu credi.
    Chi mai avrebbe visto che la via di polvere e sassi consumati, dal tanto camminare, tra eucalipti che, come pennelli agitando, ritmati, le lor chiome, dipingono un altare di corone, di fiori, insenature, nembi ed onde, che la luce, dall’altura, esalta, ovver confonde, d’ogni sfumatura?
    Chi, se non il poeta avrebbe visto, che le cortecce degli alberi, incise da cuori solitari e innamorati sono l’eterno diario degli amati, quando i giorni che vivono so’ i migliori, perché la loro sorte ancora non è fuori?

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