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Perché si scrive

Perché si scrive

Perché si scrivono in un giornale online le nostre composizioni sia in poesia che in prosa? Io credo, per comunicare a chi legge, personali sensazioni altrimenti difficili da esprimere a parole.

palma silvestri isola del giglio giglionewsTali scritti sono come dei quadri in cui un pittore descrive con i propri occhi la natura, i volti, i colori ed altro ancora.

Immaginiamo di prendere un pennello e sostituire pubblicamente colore e forma ad una pittura per come noi la vorremmo vedere. Si può fare?
Io dico che sarebbe una grande scorrettezza e mancanza di rispetto verso la personalità dell’artista che ha composto l’opera.

E’ successo a me, proprio in codesto giornale di trovare ritoccata, in un commento, una mia poesia; tale azione la considero simile a quel gesto ipotetico della pennellata sull’ipotetico quadro dell’ipotetico pittore.

Sia ben chiaro: con quanto sopra esposto non voglio penalizzare il giornale da me molto stimato e che, giustamente, pubblica gli articoli provenienti alla redazione, ma esprimere una nota di rammarico verso chi, pubblicamente, ha compiuto, attraverso un commento, il gesto sopra menzionato.

Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti

Palma Silvestri

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2 commenti

  1. Alina Fanciulli

    Non te la prendere, Palma: abbiamo tentato in molti di frenare, di far presente che la critica si esercita esponendo argomenti, non certo sovrapponendosi all’autore.
    Poichè un tempo ha avuto il compito di correggere i testi di qualcuno (come del resto io insegnante ho fatto per anni) narcisisticamente si sente legittimato a dire”meglio” quello che altri hanno espresso.
    Ma non c’è speranza: continua ad autoassolversi.

  2. Gian Piero Calchetti

    CON RIFERIMENTO AGLI “ACCENTI” RISENTITI
    IN MERITO ALLA “RIELABORAZIONE” DE LA “PORTOLANA”

    Ben m’immaginavo d’averla fatta “grossa”, cara “Silvestra”!
    Non a caso, ti avevo chiesto ben due volte “perdono”, in premessa.
    Non potendo, però, tornare indietro, ho sperato che passassero i giorni (e ne sono passati parecchi) senza che ti facessi viva, quasi che il tuo silenzio significasse che avevi compreso l’incauto gesto.
    Non mi celerò, dunque, nell’anonimato in cui, tu, con estremo garbo, hai voluto lasciarmi, lamentando solo che ti era stato fatto un sopruso.
    Sono io il “reo”, ovvero, il collaboratore di GiglioNews, Gian Piero Calchetti, che, tra l’altro, tanto t’ammira e tanto apprezza quel che scrivi.
    Cercherò, quindi di spiegare le ragioni che mi hanno indotto a “correggere” la “Portolana”, contando di far bene e non di far male, seppure una “forzatura” sia sempre una forzatura siccome lo era per il diritto, applicato in Sicilia, la pseudo norma che, con esplicito riferimento alla “femmina” sedotta, a giustificazione della ”forzatura” del “maschio”, diceva: “vis clara puellae”.
    Ebbene, fresco della bella lettura dei “Balconi sul porto” di “Tonino” Ansaldo, appena è uscita, mi sono affrettato, compiacendomi del fatto che l’avessi mandata subito dopo, a leggere e soppesare la tua poesia.
    L’ho letta e riletta più volte e, soprattutto, la seconda parte m’ha lasciato l’amaro in bocca perché m’è parsa dispersiva e non abbastanza chiara nel linguaggio, nei riferimenti e nei significati.
    Amaro che, in considerazione del fatto che fino a quel punto, tutto quello che avevi scritto, sia in poesia che in prosa, non solo l’avevo assai apprezzato, ma anche favorevolmente commentato, m’è rimasto dentro, per giorni e giorni, impedendomi d’esprimere un giudizio, che, ahimè! sarebbe stato negativo.
    Poi, siccome sono un Ariete” ed in quanto tale azzardoso ed arrischiante, dopo aver espresso le mie perplessità ed il mio rammarico, nel corso di una conversazione telefonica, a “Tonino”, ho preso il coraggio a quattro mani e, dando fondo alla mia presunzione, ho scritto, in punta di penna e cercando di non ferirti quello che, invece, a quanto pare, ti ha ferita e mortificata assai.
    Vedi, cara “Silvestra”, con riferimento ed a giustificazione del mio incauto gesto, posso solo dirti che, da giornalista e da direttore di “fogli” e riviste, ho vissuto una realtà professionale in cui, chi è preposto alla responsabilità d’una pagina, è deontologicamente autorizzato a tagliare, emendare, integrare, correggere ogni articolo che pervenga in redazione.
    Ed anche se, nella fattispecie, non è questo il caso, pur tuttavia, perché tu possa intendere e comprendere come, al riguardo, vadano le cose, senza sentirti sacralmente violata nell’intimo, ti prego d’andarti a leggere “Il Fogliaccio”, ossia il giornale culturale on-line di Milano (sospeso da qualche mese per l’affievolirsi e lo scarseggiare di collaborazioni), diretto dallo scrittore Carlo Rizzi, in cui c’è una mia poesia, commemorativa della morte di mio cognato Nazzareno Copponi (una diversa versione è stata pubblicata pure da GiglioNews), che il giornale s’è permesso di rielaborare in alcune parti.
    Il sottoscritto, non solo non ha ritenuto affatto di doversene adontare, ma, addirittura ha ringraziato il direttore-editore de “Il Fogliaccio”, perché l’ha resa più viva e più affine alle motivazioni che m’avevano indotto a scriverla.
    E questa poesia, senza alcuna autorizzazione preventiva, compare come scritta dal sottoscritto.
    Quello che, invece io ho fatto è stato un semplice sforzo di rielaborazione di cui, a te ed a tutti gli altri che leggono GiglioNews, ho dato conto, apertis verbis ed alla luce del sole, senza artifizi od inganni; e senza attribuire alla tua persona la nuova versione de “La Portolana”, rivolgendoti solo l’invito ad appropriartene ed a farla tua sempreché ti fosse piaciuta.
    Del resto, né il buon senso né la prassi consolidata in materia, consentono d’inibire a chicchessia le potestà che gli addivengono dall’esercizio del diritto di critica.
    Ragion per cui, con tutto il rammarico che provo per il fatto d’essertela tanto presa, questo e questo soltanto è stato il “torto” che ti ho fatto, ancorché abbia usato tutto il garbo che meriti ed abbia adottato, per così dire, una metodologia di critica estremamente “paludata” nelle forme e nel linguaggio.
    Avrei forse compiuto un misfatto, se, invece di “ricesellare” (sempre che, poi, ci sia riuscito, visto che tutto è opinabile a questo mondo), un gioiello che ti appartiene e che tu hai sottoposto al giudizio di chi legge, avessi semplicemente scritto che la “Portolana”, rispetto a tutte le cose belle che la tua penna ha, fin’ora, “sortito”, a mio parere, è stata un flop?
    Non avresti fatto meglio a scrivere “semplicemente”: Caro Gian Piero, ti ringrazio per la collaborazione, ma il frutto del tuo sforzo per migliorare la “Portolana”, non mi è proprio garbato!!
    Sic et simpliciter!
    Mi sarebbe dispiaciuto ma non ne sarei rimasto offeso.
    Del resto, quando quel che si scrive, invece di tenerlo chiuso in un cassetto, per rileggerselo di tanto in tanto o farlo leggere agli “intimi”, in occasioni speciali, lo si pubblica, di fatto lo si mette a disposizione dei lettori ed i lettori hanno pieno diritto di dire “la loro”.

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