Il Maracanà di “Dodo” Edoardo

Il Maracanà di “Dodo” Edoardo

Giorni fa, sui giornali on line dell’isola il mio amico “bomber” Angelo Stefanini, detto anche “il comandante” ha sollevato dubbi per quanto riguarda il futuro defluire del mare alla fine dei lavori in corso di ristrutturazione nella zona adiacente al moletto verde. Defluire del mare che, abbiamo visto nel tempo comporta mutamenti ambientali del paese stesso (forte risacca alla radice del molo di levante; luogo che una volta era il più ridossato da ogni vento. Invadenza del mare tanto da rendere precaria la stabilità del piccolo spazio dove si ergono i pennoni del palio e le verande antistanti). Nuovo posizionamento della spiaggia da levante verso ponente.

Io sono nato a pochi passi dalla torre saracena nel lontano 1955 e nei miei primi anni di vita, davanti ai miei occhi, appariva una discreta spiaggia che partiva dalla radice del molo rosso giungendo fin sotto la veranda del ristorante “Margherita”. Quella spiaggia, che oggi non esiste più, era per noi ragazzini di sei, sette, otto anni, il nostro “paese dei balocchi”, il nostro “tutto”. Con il legno creavamo artigianalmente i nostri giocattoli che spinti su quella spiaggia, fungevano in quel tempo da vecchio traghetto Aegilium, alla zattera di Meino alla vinacciera “Lupa”. Le uniche piccole navi che allora si ormeggiavano nel piccolo porto. E noi eravamo lì a copiare le loro manovre con i nostri giocattoli.

Su quella spiaggia, con il fondoschiena di un amichetto, costruivamo una pista modellata che diventava la nostra “Indianapolis” nella corsa di vecchie palline di plastica. Nel sole forte di luglio e agosto facevamo il bagno nel porto (allora non era vietato) nuotando nella corrente che creava l’elica del piccolo traghetto (allora non portava automobili). Dove pochissime barchette di legno ingigantivano il piccolo porto, nella calma totale di un mare unico nella sua trasparenza. Quelle barche erano spettatrici della nostra incoscienza giovanile. Il tutto nella parte serale d’un buon giorno, dentro una QUIETE inverosimile.

maracanà dodo edoardo spiaggia isola del giglio giglionewsPoi i miei ricordi di fanciullo volano verso il palio marinaro, a quelle barche da pesca (l’una diversa dall’altra) che per San Lorenzo fungevano da barche da corsa e l’arrivo di esse era proprio su quella curva spiaggia, dove una lunga fune di canapa “fingeva” da preciso traguardo facendo sparire l’arco della stessa spiaggia.

Oggi, mi rendo perfettamente conto che era necessario mettere mano ai lavori per migliorare determinate zone del porto. Ma il mare non si argina, entra, mangia e cambia a “suo” piacimento il “suo” ambiente, lungo la “sua” battigia, se innanzi a LUI costruisci dei muri inadeguati e cambi di netto quel che prima esisteva.

Forse era meglio non rimuovere la vecchia palafitta del pontile Galli. Forse era meglio posizionare in cima al molo rosso dei frangiflutti e altri posizionarli nella parte interna dello stesso molo, come del resto già c’erano, per smorzare la forza del mare.

E infine era forse meglio posizionare altri sassi dove adesso sono i nuovi cassoni appena posti, in modo adeguato e percorribili, con una nuova gettata sopra (a me urta in modo particolare veder sparire il granito sostituito col cemento) dove il mare poteva “filtrare” tra questi stessi sassi.

Spero vivamente che il “mio” Angelo Stefanini si sbagli su tutto quello che ha scritto, anche se i suoi dubbi sono i miei, ne più ne meno.

Ma soprattutto spero che TORNI come era la spiaggetta sotto il ristorante “la Pergola”. In poche parole il Maracanà di Dodo. Forse neanche il NOSTRO Edoardo capisce il gran bene che fa a quei ragazzini (gigliesi e forestieri in vacanza). Mi si apriva il cuore a vedere la gioia di un bambino, dopo aver segnato un goal. Tornavo indietro nel tempo, quando la mia spiaggia si imparentava coi nostri giocattoli artigianali e con la mia pelle.

P.s.: E’ risaputo che non sono un ingegnere. Con questo scritto non ho voluto rimproverare nessuno. Anche perché quel “nessuno” può essere un amico carissimo. Nella mia vita ho fatto più danni della grandine, quindi è probabile che anche altri possono sbagliare. Solo l’Altissimo non sbaglia. Purtroppo è negli occhi di tutti il repentino mutamento che ha fatto negli ultimi anni il nostro piccolo angolo di paradiso. E la “paura” è che possa ulteriormente mutare portandosi via i nostri ricordi e non solo.

Il Barbottone

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2 commenti

  1. Pietro Rinaldi

    Buona idea Palma, tant’è che ci sarebbe e potrebbe partecipare anche un bel gruppo di osservatori dei lavori che hanno appositamente collocato una panchina, vicino all’ingresso della “Pergola” , per stare comodi e adeguatamente più vicini ai lavori in corso.

  2. Palma Silvestri

    Carissimi Angelo di Ottavio e Tonino di Barbottone, ho assistito anch’io nei giorni di Pasqua ai lavori in corso per il rifacimento del molo verde; ho letto i vostri interventi: sincere suppliche demandate alla -Speranza- che una volta finiti i lavori il “Mondo bello”da tutti voi vissuto con sentimento naturale di appartenenza, si riveli ancora come allora, se non meglio. Vi scrivo perché, anche se non portolana, vivo, ogni volta che trovo un cambiamento repentino sull’isola, la frana sotto i piedi. Il timore che l’isola cambi i connotati (e ne ha cambiati tanti) ce l’abbiamo attanagliata nell’anima e…nel core! Perché non chiedete un incontro pubblico con lo staff del progetto, perché c’è un progetto, così da avere conferma ai vari: speriamo, mi auguro, buon senso, ragionamento…
    I nostri ricordi e la realtà contornata sempre più dal cemento.

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