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Il viaggio di Greenpeace contro la plastica sulla barca di un gigliese

Il viaggio di Greenpeace contro la plastica sulla barca di un gigliese

NON uno ma due. Sono i capodogli ritrovati morti nel giro di soli tre giorni in Sicilia. Venerdì mattina un capodoglio, dal colore rosa, ritrovato sulla costa di Lascari tra Cefalù e Buonfornello, morto – sostiene la necroscopia effettuata da Carmelo Isgrò del comitato tecnico scientifico del museo della fauna dell’Università degli studi di Messina – a causa della presenza di diversi chili di plastica nel suo stomaco.

Di ieri poi un altro avvistamento questa volta al largo, nel Golfo di Palermo, della carcassa di un capodoglio in putrefazione filmata da Giuseppe Giorlando, impegnato nel progetto Exitplastic, mentre era bordo della sua barca. I danni creati dalla plastica a questi maestosi cetacei sono sempre più visibili: soltanto pochi mesi fa in una femmina di capodoglio ritrovata a morta a Porto Cervo, in Sardegna, furono ritrovati nello stomaco 22 kg di plastica.

Anche il capodoglio rosa di sei metri spiaggiato nella zona di Lascari era una femmina, giovane, di appena 6-7 anni. Secondo gli esperti che hanno effettuato la necroscopia è morta proprio a causa dell’ostruzione da plastica. “Una vera pena trovare tutta quella plastica, non abbiamo trovato segni che indicassero un’altra possibile morte”, ha spiegato Isgrò.

Per i biologi dell’Istituto zooprofilattico siciliano che hanno lavorato in collaborazione con le università di Messina e di Padova la plastica sta sconvolgendo le vite di questi affascinanti animali. Nel corpo del cetaceo la cui carcassa era caratterizzata da sfumature rosa è stata trovata “tantissima plastica: buste, sacchi e reti. Lo scheletro di questo cucciolo di femmina di capodoglio sarà preservato e presto fruibile in un museo. Forse proprio accanto a quello di Siso (un altro capodoglio morto, ndr) al MuMa, il museo del mare di Milazzo in fase di realizzazione all’interno del Castello e che dovrebbe essere aperto al pubblico la prossima estate” ha ricordato Isgrò.

Sulla vicenda è intervenuta anche Greenpeace che proprio in questi giorni sta navigando nel Tirreno per scoprire la quantità di plastica presente nel mare e lo stato di salute delle acque e dei cetacei delle aree marine protette toscane. “Sono ben cinque i capodogli spiaggiati negli ultimi cinque mesi sulle coste italiane. Nello stomaco della femmina gravida ritrovata a marzo in Sardegna sono stati trovati addirittura 22 kg di plastica. Il mare ci sta inviando un grido di allarme, un Sos disperato. Bisogna intervenire subito per salvare le meravigliose creature che lo abitano”, sostiene l’associazione ambientalista. Stessa sorte capitata ad alcuni esemplari di tartaruga marina trovati lungo le coste italiane, dall’Elba alla Sicilia, e morti a causa dell’inquinamento fuori controllo.

Il viaggio di Greenpeace contro la plastica

Per i membri di Greenpeace l’orizzonte verso cui veleggiare è chiaramente quello di un mare libero dalla plastica. E’ proprio con questa speranza che un team di ambientalisti di Greenpeace, biologi e ricercatori del Cnr lo scorso weekend è salpato per un viaggio di più di tre settimane nel solo mar Tirreno con lo scopo di salvarlo, studiarlo e proteggerlo.

Sono partiti a bordo di una imbarcazione costruita a mano da un italiano, il gigliese Francesco Nanni, che dopo 15 anni vissuti nell’arcipelago caraibico delle Grenadine è tornato in Italia e ha messo le sue conoscenze a disposizione della scienza. Ha realizzato a mano, mese dopo mese, una barca a vela che oggi ha deciso di condividere con gli scienziati nel progetto che ha chiamato The Blue Dream Project: una missione per salvaguardare un mare soffocato fra plastica, cambiamento climatico e acidificazione degli oceani che portano anche le nostre acque italiane a contare sempre meno biodiversità.

Fino all’8 giugno, giornata mondiale degli oceani, la nave messa a disposizione da Nanni accompagnerà i membri di Greenpeace e i ricercatori del Cnr lungo il Tirreno Centrale, da Porto Santo Stefano sino al litorale romano e ritorno. Durante i giorni in mare la spedizione di ricerca, grazie a una collaborazione stretta con dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino (Cnr), raccoglierà campioni dell’acqua per analizzare la presenza di micro e nanoplastiche e per studiarne lo stato di salute. In particolare verranno effettuati campionamenti sulla presenza di microplastica nella colonna d’acqua, nei sedimenti e anche in organismi marini commerciali (invertebrati e pesci).

Il viaggio sarà appunto l’occasione anche per monitorare i cetacei dell’area del Tirreno, animali al centro di una recente ricerca dell’Università degli Studi di Padova che ha analizzato i dati sullo spiaggiamento e sul problema plastica nei capodogli.

Inoltre, raccontano da Greenpeace, sarà realizzato un report corredato da foto e video anche sullo stato di salute dei fondali marini dell’area e degli organismi che vi risiedono: cercheranno di capire l’impatto delle attività umane, a partire dalle foci dei fiumi e delle aree portuali, nelle aree marine protetta come ad esempio il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, le Amp di Tavolara e Ventotene. Concluso il tour, i ricercatori forniranno così preziose indicazioni utili per proteggere una zona, quella del mar Tirreno, decisamente stressata dall’inquinamento plastico: nell’arcipelago, soltanto da maggio a settembre 2018, furono 1,8 le tonnellate di rifiuti raccolte. La maggior parte di questi rifiuti è costituita dalla plastica: la stessa che si trasforma per in un “killer” per capodogli e tartarughe marine.

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Un commento

  1. Giuliano Marchetti

    Contro la plastica!
    Di per se è cosa bellissima e assolutamente da fare nostra magari con qualche precisazione.
    Parlare di acidificazione degli oceani in quanto il cambiamento del PH porta alla sparizione di tante forme di vita, di nano e microplastiche tutte derivate dal petrolio che entrano in catena alimentare oltre a devastare l’ecosistema, è e dovrebbe essere il minimo impegno di oggi da parte di tutti, ma essere solo CONTRO qualcosa a poco serve se non magari a perdere tanti posti di lavoro senza risolvere nulla.
    In tanti anni che frequento il mare mai e dico mai ho visto bottiglie di plastica, piatti, bicchieri, posate e cotton fioc uscire da soli la mattina da negozi e supermercati per andare a prendersi una bella tintarella nelle spiagge e poi buttarsi da doli in ogni dove.
    Si può essere contro tutto, ma senza un minimo di educazione mista a buonsenso e almeno l’abc della cultura magari condita con una dose sufficente di cervello e quella merce oggi rarissima che si chiamava RISPETTO (per gli altri, per l’ambiente, per gli animali, per il “diverso”), voglia ad essere contro, ma sarà difficile risolvere qualcosa.

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