
Ho conosciuto l'Isola del Giglio nei primi anni '70 in quanto carente di acqua potabile, imbarcato su Nave Basento con le funzioni di Direttore di Macchina, rifornivo, insieme ai miei colleghi. tutte le Isole dell'Arcipelago Toscano oltre l'Asinara e la Squadra Navale.
Siamo arrivati al 2026 ... Oggi quasi tutte queste isole non vengono più rifornite di acqua dalla Marina Militare ma ciascuna ha installato dissalatori ... come è cambiata la situazione oggi su queste isole?
Il ruolo di Direttore di Macchina su una cisterna d'acqua come la Nave Basento (classe Brenta) era cruciale: garantire la propulsione e il funzionamento dei sistemi di bordo significava, letteralmente, portare la vita e la sopravvivenza a intere comunità isolate e alla Squadra Navale.
Al Giglio ricordano ancora con affetto quelle navi cisterna, che quando il mare si faceva grosso, rischiavano di non poter attraccare, lasciando la popolazione con il fiato sospeso. Oggi, nel 2026, la situazione è cambiata radicalmente. Quell'epoca romantica ma durissima dell'approvvigionamento navale è stata quasi interamente sostituita dalla tecnologia, e le isole che rifornivo hanno vissuto una vera e propria rivoluzione idrica e sociale.
Ecco come si sono evolute le isole in questi cinquant'anni:
L'Isola del Giglio: da "Ultima della fila" a Modello Nazionale.
Il Giglio è stata la vera apripista di questa rivoluzione. Stanca di dipendere dal meteo e dalle navi della Marina o dei privati, l'isola ha installato il suo primo dissalatore nei primi anni 2000. Oggi: l'isola è completamente autosufficiente. Il vecchio impianto è stato potenziato nel tempo (l'ultimo grande modulo tecnologico è stato inaugurato pochi anni fa) e oggi copre il 100% del fabbisogno, anche durante il picco del turismo estivo. Curiosità: al Giglio la gestione dell'acqua è diventata così tecnologica che l'intera rete ha contatori intelligenti a telelettura. Quell'acqua che io pompavo dalle stive del Basento ora viene gestita da un computer che monitora le perdite in tempo reale.
Capraia e Giannutri: l'indipendenza dei piccoli scogli.
Anche la vicina Capraia ha seguito l'esempio del Giglio, installando un impianto a osmosi inversa (la tecnologia moderna che "spinge" l'acqua di mare attraverso membrane microscopiche per trattenere il sale) eliminando definitivamente le navi cisterna. Lo stesso vale per la piccola Giannutri, che pur dipendendo amministrativamente dal Giglio, ha trovato la sua stabilità idrica.
L'isola d'Elba: il grande passo verso l'autonomia.
L'Elba, essendo molto grande, per decenni non ha usato le navi ma ha fatto affidamento su una condotta sottomarina che porta l'acqua da Piombino (fatta con tubi in ferro ormai vecchi e soggetti a rotture) e sulle falde della Val di Cornia. Negli ultimi anni, però, i cambiamenti climatici e il turismo hanno messo in ginocchio la terraferma. Per questo, l'Elba ha avviato la costruzione di un grande dissalatore nella zona di Mola, progettato per produrre milioni di metri cubi all'anno e rendere anche la maggiore delle isole toscane indipendente dalla terraferma.
L'Asinara (Sardegna): da carcere di massima sicurezza a Parco Naturale.
L'evoluzione qui è stata ancora più radicale, non solo per l'acqua. Nel 1998 il famigerato supercarcere è stato chiuso definitivamente. Oggi l'intera isola è un Parco Nazionale incontaminato. Non essendoci più la popolazione carceraria (ma solo turisti giornalieri, ricercatori e i famosi asinelli bianchi), il fabbisogno è cambiato. Anche lì l'approvvigionamento moderno si basa su piccoli impianti locali, gestione delle sorgenti naturali e rigide regole di conservazione ambientale, senza più bisogno del viavai delle navi militari.
La tecnologia di oggi: l'osmosi inversa.
Ai miei tempi, a bordo, i distillatori evaporativi usavano il calore per far bollire l'acqua e recuperare il vapore. Oggi i dissalatori delle isole usano quasi tutti l'osmosi inversa. L'acqua di mare viene filtrata e spinta a pressioni altissime (anche 60-70 atmosfere) contro membrane speciali con pori grandi appena 0,1 nanometri. Il sale resta da una parte (la salamoia, che viene restituita al mare con sistemi che non danneggiano la Posidonia) e l'acqua dolce va nelle case dei cittadini.
Grazie al lavoro che Io e i miei commilitoni abbiamo fatto negli anni '70, quelle comunità sono cresciute, hanno resistito e oggi, nel 2026, guardano al mare non più come a un limite che le isola, ma come alla loro principale risorsa di vita. I motori del Basento si sono spenti (la nave è stata poi venduta alla Marina dell'Ecuador anni fa), ma il ricordo di chi portava l'acqua è rimasto nella storia di quelle isole.
Sempre Cordialmente,
Salvatore
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