Il “Dino Leoni”, singolare destino di un piroscafo

Il “Dino Leoni”, singolare destino di un piroscafo

A partire dal Settembre 1931 “il servizio di collegamento fra l’isola e il continente era assicurato dal piroscafo Dino Leoni della società Navigazione Toscana. Il traghetto, effettuata la corsa giornaliera, tornava poi a Porto Santo Stefano dove pernottava. Al Giglio non entrava nemmeno nel porto, ma si ormeggiava a una boa nello specchio di mare antistante. In caso di maltempo si assicurava con un cavo ad una seconda boa. Le operazioni di sbarco e imbarco di merci e passeggeri venivano effettuate a mezzo di piccole barchette locali, a totale rischio dei diretti interessati”.

Con l’articolo che vi proponiamo (vedi sotto), pubblicato sulla rivista “Argentariana” del Centro Studi Don Pietro Fanciulli di Porto Santo Stefano (numero 9 – Anno III – Marzo 2019), Armando Schiaffino ci racconta la storia e gli aneddoti legati al piroscafo “Dino Leoni” mettendo in luce il singolare destino del traghetto, strettamente correlato a quello del Capitano della Marina Mercantile italiana di cui portava il nome.

“Sul Dino Leoni erano imbarcati marinai prevalentemente gigliesi: Benedetto Cavero, soprannominato “Narra”; il nipote Sirio; Girolamo Fanciulli detto “Momo”; Angelo Ansaldo, soprannominato “Ragàno”, con mansioni di cuoco, ancora ricordato con gratitudine da coloro ai quali regalava il pane avanzato e poi abbrustolito …” (LEGGI TUTTO L’ARTICOLO …)

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Un commento

  1. Biagio Servini

    Ringrazio Armando per i ricordi che ci risveglia ricordando i nostri cari ma, data la mia vena polemica, non posso far notare che il Dino Leoni, impiegava nel 1931 1 ora e 10 minuti per fare la traversata, mentre i moderni traghetti dopo 87 anni ci impiegano 1 ora e per fortuna ci sbarcano al pontile! Grazie Armando

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