Notre Dame de Paris: un augurio dal Giglio

NOTRE DAME DE PARIS: UN AUGURIO DALL’ISOLA DEL GIGLIO

Nonostante il risalto mediatico a livello planetario e all’ondata emotiva conseguente all’incendio della cattedrale di Notre Dame di Parigi, desta perplessità che nessuno, ad oggi, abbia rilevato le impressionanti analogie di tale evento con l’incendio della cattedrale di Piazza dei Miracoli a Pisa del 1595.

notre dame paris parigi isola del giglio giglionewsIn questi giorni, paragoni e riferimenti sono stati fatti su ogni mezzo di informazione da storici e esperti di storia dell’arte con precedenti e devastanti analoghi incendi (Cappella della Sacra Sindone a Torino, teatro Petruzzelli di Bari, Fenice di Venezia ecc.) ma pochi sembrano ricordare il rovinoso incendio di un edificio sacro, la cattedrale di Pisa attigua alla torre pendente e al battistero monumentale, di una valenza artistica, simbolica e religiosa sicuramente sovrapponibile alla cattedrale di Parigi.

Le analogie non si limitano all’importanza storica dei due edifici ma soprattutto alla dinamica che è stata all’origine dei due incendi: in entrambi i casi si è trattato infatti di un incidente accaduto durante i lavori di restauro, con il fuoco partito dal sottotetto durante la riparazione di strutture tipiche dell’architettura dell’epoca, fatte di legno e di lastre di piombo.

Dell’incendio della cattedrale di Pisa, che si verificò precisamente il 25 Ottobre del 1595, si conosce anche il nome del responsabile, il capomastro muratore Giovanni di Domenico di Pietro da Milano, addetto in quel periodo a riparare le lastre di piombo del tetto. Secondo le cronache dell’epoca la causa della disgrazia fu dovuta a una dimenticanza: il caldano con la brace ardente, lasciato sui tetti, sarebbe scivolato attaccando i piombi e i legni vecchi dei cavalletti del tetto.

Anche in quell’occasione, domato l’incendio, la prima preoccupazione fu quella di restaurare l’edificio, probabilmente danneggiato dal calore anche nelle strutture murarie. L’impegno a riedificare fu patrocinato dallo stesso Granduca di Toscana, che fece riattivare le cave di granito dell’Isola del Giglio e dell’Elba e dispose un finanziamento di 1.200 scudi.

piazza dei miracoli granito isola del giglio giglionewsNell’opera di ricostruzione, le otto monumentali colonne della navata principale, che tutt’oggi si possono ammirare nell’interno della chiesa, furono fornite proprio dall’Isola del Giglio: furono estratte (probabilmente nella cava del “Furiano” alle spalle dell’attuale centro abitato di Giglio Porto) da quindici scalpellini capeggiati da Camillo Serri, inviati dall’Opera della Primaziale per volere del Granduca Ferdinando I°. “Nel mese di agosto del 1599 le otto colonne giunsero a San Piero a Grado in attesa di essere trasportate all’Arsenale di Pisa che fungeva da deposito dei materiali in arrivo, dopo aver fatto scalo nel punto chiamato “Capo Cavallo”, che corrispondeva all’incirca dove oggi si trova il Ponte Solferino. Per il trasporto via mare delle colonne gigliesi fu chiamato Giovanni Moscato di Candia, detto il “Grecho”, che aveva già prestato servizio durante le fasi di puntellatura delle colonne rotte, e per l’occasione fu costruito un apposito vascello” (Claudio Casini:  – Restauri seicenteschi del Duomo di Pisa – Bollettino Storico Pisano 1986).

Il paragone con la ricostruzione della cattedrale di Pisa, frutto di una ferrea volontà di risorgere, la sua stessa attuale magnificenza e notorietà, è sicuramente da interpretare come un buon auspicio per il futuro di Notre Dame; il recupero di questo eccezionale manufatto della creatività umana sarà sicuramente facilitato non solo dal desiderio comune di vederlo restituito all’originale splendore ma sarà inoltre accelerato dai potenti mezzi della moderna tecnologia: il solo paragone con le enormi difficoltà tecniche legate, nel XVI° secolo, al trasporto delle pesantissime colonne di granito dall’Isola del Giglio fino alla Piazza dei Miracoli a Pisa, legittima e rende concreta la speranza di poter rivedere la cattedrale di Parigi, patrimonio dell’umanità, tornare a riappropriarsi del suo ruolo di simbolo universale di bellezza.

Armando Schiaffino

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